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© di Filippo Chinnici
Chi sono i sabbatiani frankisti e cosa c’entrano con la nostra cultura modena? Cosa c’entrano addirittura i pentecostali?
Le risposte a queste domande, forse la troveremo più avanti se si ha la pazienza di leggere tutto con calma fino alla fine. I Sabbatiani frankisti rappresentano uno dei capitoli più controversi e meno conosciuti della storia dell’ebraismo mistico, caratterizzato da eresie, trasgressioni rituali e complotti messianici. La storia nascosta di questo movimento è legata principalmente a due figure chiave: Sabbatai Zevi (1626-1676), il fondatore del sabbatianismo [l’uso dell’«ismo» è voluto], e Jacob (Giacobbe) Frank (1726-1791), il suo erede spirituale che trasformò il movimento in una forma ancora più radicale. Il sabbatianismo e il frankismo sono movimenti religiosi caratterizzati da dottrine mistiche e trasgressive che, sebbene sviluppatesi all’interno del giudaismo, hanno esercitato una significativa influenza anche al di fuori di esso, adottando pratiche rivoluzionarie che sono spesso state associate a riti eretici, orgiastici e, in alcuni casi, satanici.
Contenuti
- 1. Sabbatai Zevi e il Sabbatianismo
- 2. Jacob Frank e il frankismo
- 3. Il frankismo in Russia
- 4. Le corti europee e la rivoluzione francese
- 5. Il controllo esoterico sulle dinastie di banchieri e le rivoluzioni europee
- 6. Dottrine e pratiche «sabbatiane franchiste»
- 7. L’inversione della Legge, satanismo e pratiche orgiastiche
- 8. Chabad-Lubavitch e B’nai B’rith
- 9. Le influenze dei Sabbatiani-Frankisti nella società contemporanea
- 10. Le infiltrazioni nel mondo cristiano
- 11. L’infiltrazione nel pentecostalismo e nel movimento carismatico
- Conclusione
- Appendice: Cabala e pentecostalismo
- 1. L’ermeneutica pentecostale e la destrutturazione della Scrittura
- 2. L’uso e abuso della «parola rivelata» e la mancanza di criteri esegetici rigorosi
- 3. La propagazione delle dottrine esoteriche
- 4. Il linguaggio esoterico e la glossolalia
- 5. L’iper-grazia: l’antinomismo sabbatiano-frankista nel neopentecostalismo
- 6. La casta degli Apostoli e dei Profeti
- Conclusione
1. Sabbatai Zevi e il Sabbatianismo
Sabbatai Zevi, il cui nome, per praticità, italianizziamo in Sabbatai Zevi, fu una delle figure più enigmatiche e controverse della storia ebraica. Nato nel 1626 a Smirne, nell’odierna Turchia, si immerse fin dalla giovinezza nella Cabala lurianica, la corrente mistica elaborata nel XVI secolo da Isaac Luria, che concepiva la storia del mondo come un processo di redenzione cosmica, destinato a compiersi attraverso l’avvento del Messia.
Nel 1648, in un’epoca segnata da turbolenze politiche e persecuzioni, la sua proclamazione messianica suscitò un fervore senza precedenti nel mondo ebraico, alimentando le speranze di una imminente liberazione escatologica. Tuttavia, le sue dottrine si discostavano radicalmente dall’ortodossia ebraica, poiché egli reinterpretava la Legge mosaica alla luce di un misticismo sovversivo, introducendo la dottrina della “santa trasgressione”: secondo tale visione, il peccato non doveva essere evitato, bensì abbracciato e sublimato come strumento di redenzione.
L’epilogo della sua parabola messianica giunse nel 1666, quando, arrestato dagli Ottomani, fu posto dinanzi a un bivio drammatico: scegliere tra la morte e la conversione all’Islam. Optando per quest’ultima via, sconvolse il suo seguito, ma non lo dissolse del tutto. Se alcuni lo abbandonarono, altri reinterpretarono la sua apostasia come parte di un insondabile disegno divino, giustificando la sua scelta come una necessaria “discesa nel peccato” per portare a compimento la redenzione. Da questa frattura nacque la setta dei Dönmeh, una comunità cripto-ebraica che, pur aderendo esternamente all’Islam, continuò a praticare in segreto le dottrine sabbatiane, mantenendo una doppia identità religiosa.
I Dönmeh non si limitarono a preservare la memoria del loro leader, ma svilupparono una teologia antinomista, ribaltando i precetti tradizionali e sostenendo che la redenzione potesse compiersi solo attraverso la trasgressione. Per loro, la legge religiosa doveva essere infranta, poiché il peccato stesso si configurava come un atto mistico necessario per l’illuminazione.
Dall’universo sabbatiano emerse un’altra figura cruciale: Jacob Frank, il quale nacque nel 1726 a Korolowska, in Galizia, da Leib, un albergatore ebreo affiliato al movimento sabbatiano. Il nome Frank gli fu attribuito solo più tardi, quando si recò a Salonicco, all’epoca una delle principali sedi della comunità Dönmeh. Qui, il giovane Jacob assimilò il radicalismo della setta, portandolo poi alle sue estreme conseguenze, fino a fondere il sabbatianismo con elementi cristiani ed esoterici.
L’influenza dei Dönmeh non si limitò alla sfera religiosa, ma si estese al contesto politico e culturale della Turchia ottomana, dando origine a personalità di primo piano, tra cui il Generale Mustafa Kemal Atatürk, artefice della nascita della Turchia moderna (Mandel, 99). Tuttavia, una trattazione più ampia di questo fenomeno ci porterebbe oltre i confini del presente studio, rischiando di deviare dall’oggetto della nostra analisi. “Non omne quod licet honestum est”, poiché non tutto ciò che è lecito dire è opportuno approfondire.
2. Jacob Frank e il frankismo
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Un secolo dopo la morte di Sabbatai Zevi, la figura di Jacob Frank, ebreo aschenazita nato in Podolia (attuale Ucraina), si impose con una carica di radicalismo mistico ancor più dirompente. Proveniente da una famiglia sabbatiana, Frank intraprese un percorso iniziatico estremo, facendo ritorno in Turchia, dove, celato sotto una conversione formale all’Islam, si proclamò reincarnazione dello stesso Sabbatai Zevi. Tuttavia, il suo messianismo non si limitò alla sfera giudaica: rientrato in Polonia, annunciò la possibilità di una conversione al cristianesimo di sé stesso e di circa 30.000 suoi seguaci, in quello che si sarebbe rivelato un audace gioco di simulazione religiosa e strategia politica.
Nell’estate del 1759, in occasione di solenni cerimonie tenutesi nella Cattedrale di Leopoli e in altre città della Polonia, oltre 20.000 frankisti ricevettero il battesimo, ottenendo contestualmente titoli nobiliari e privilegi politici. L’episodio culminò il 18 novembre 1759, quando Jacob Frank fu battezzato a Varsavia, assumendo il nome cristiano di Giuseppe, con il re in persona come padrino. Tuttavia, dietro questa apparente conversione di massa, Frank impose ai suoi adepti il più assoluto riserbo riguardo alle loro vere credenze, mantenendo viva una doppia identità religiosa.
Ambizioso e privo di scrupoli, egli non si limitò a un ruolo di leader spirituale, ma propose al sovrano la costituzione di un esercito ebraico e la concessione di un territorio autonomo, ponendo le basi per un’idea proto-sionista ante litteram. Tuttavia, alcuni dei suoi progetti segreti trapelarono, attirando le attenzioni dell’Inquisizione, che decretò la sua reclusione nella prigione di Częstochowa. Lungi dall’essere una detenzione punitiva, il carcere si trasformò in un vero e proprio centro di pellegrinaggio frankista, consolidando il suo culto tra i seguaci (Mandel, 103). Solo tredici anni dopo, nel 1772, egli fu liberato dai russi, la cui politica mirava a sfruttare le influenze religiose e settarie per il controllo delle minoranze etniche e confessionali.
Liberato, Frank si trasferì in Moravia, stabilendosi a Brünn presso la cugina Schöndl Hirschel, moglie di Salomon Dobruschka, un potente monopolista del tabacco e fornitore dell’esercito. La famiglia Dobruschka, in linea con la doppia identità frankista, si fece battezzare e ottenne il titolo nobiliare von Schönfeld, pur continuando a coltivare, in segreto, la dottrina del loro maestro. Tra i convertiti figurava Moses Dobruschka, ribattezzato Franz Thomas von Schönfeld, il quale raggiunse rapidamente i vertici della società asburgica, divenendo consigliere e banchiere imperiale presso Giuseppe II e Leopoldo II.
Le ambizioni di Frank e dei suoi seguaci non si limitarono alla corte asburgica. Nel 1778, essi ottennero la nobilitazione ufficiale, consolidando il loro ingresso nelle élite europee. Il prestigio di Moses Dobruschka lo portò persino a partecipare all’incoronazione di Leopoldo II, dove tra i nobili figurava anche il barone Joseph Frank-Dobruschki, ovvero Jacob Frank. Ma ciò che più colpisce è il suo coinvolgimento nei circoli segreti dell’Illuminismo radicale: egli fu membro degli Illuminati di Baviera, un’organizzazione che propugnava un progetto di rivoluzione egualitaria, e fu uno dei fondatori dell’Ordine massonico dei “Fratelli Asiatici”, il cui Gran Maestro era il Principe Carlo di Assia-Cassel, suocero del re di Danimarca e figura centrale nelle reti esoteriche europee. Tra i membri di tale ordine figurava persino il futuro re di Prussia, Federico Guglielmo II, confermando l’influenza frankista sugli ambienti aristocratici e rivoluzionari dell’epoca.
L’accesso ai salotti del potere non si limitò all’Europa centrale. Nel 1775, Frank e sua figlia Eva Frank fecero il loro ingresso alla corte di Maria Teresa e Giuseppe II a Vienna. Nel 1783 e nel 1813, furono i Romanov – Paolo I e Alessandro I – a rendere visita alla famiglia Frank, segno di un’attenzione costante da parte delle monarchie assolutiste verso questa setta, i cui legami con le correnti massoniche e illuministe non erano più un semplice sospetto, ma una realtà tangibile.
Nel 1788, Jacob Frank trasferì la propria corte a Offenbach, in Germania, ospite del Duca di Isemburg, un influente massone e membro degli Illuminati. Qui, tra sfarzo e segretezza, il leader frankista risiedette fino alla sua morte nel 1791, circondato da un’aura di mistero e intrighi. Il contesto era ormai mutato: la Rivoluzione Francese era esplosa, e con essa le idee egualitarie che da tempo fermentavano nelle logge e nei circoli massonici. In tale scenario di totale rottura con ogni ordine costituito, Jacob Frank pronunciò le parole che sintetizzavano la sua dottrina e il suo spirito rivoluzionario:
«Sono venuto per liberare il mondo da tutte le leggi e da tutti i comandamenti. Ogni cosa deve essere distrutta perché il buon Dio mostri se stesso» (Mandei, 156)
3. Il frankismo in Russia
Gli interessi politici, religiosi ed esoterici che intrecciarono i frankisti con la dinastia Romanov si inseriscono nel più ampio disegno geopolitico dell’Impero Russo nel XVIII secolo, un’epoca in cui la Russia, sotto l’impulso espansionistico di Caterina II, perseguiva il consolidamento del proprio dominio sulle terre polacche e sull’Europa orientale, nonché la gestione delle sue molteplici minoranze religiose, tra cui quella ebraica. Questo connubio, che potremmo definire velum politicum et religiosum, si rivelò determinante nell’architettura strategica dell’epoca, configurandosi non solo come un’alleanza di convenienza, ma anche come un ponte tra il potere imperiale e le correnti esoteriche emergenti.
Nel 1772, con la prima spartizione della Polonia, la Russia acquisì ampie porzioni di territorio polacco, tra cui la zona in cui Jacob Frank era stato imprigionato. Questo evento segnò un punto di svolta nelle politiche russe verso le minoranze religiose. La crescente influenza russa in Polonia portò le autorità zariste a interessarsi sempre più alla gestione dei movimenti eterodossi, tra cui il frankismo, già profondamente radicato in alcuni settori ebraici e considerato un potenziale strumento di influenza e di destabilizzazione controllata. Non è dunque un caso che, nel 1772, Frank venne liberato dalle autorità russe, un atto che non si configurava né come gesto di indulgentia né come concessione di clemenza, ma piuttosto come una mossa strategica, inscritta nel più ampio mosaicum politicum che caratterizzava la frammentazione polacca e la penetrazione russa nell’Europa orientale.
La corte di Caterina II, impegnata nella razionalizzazione e nel consolidamento del potere imperiale, individuò nel frankismo un fenomeno da sfruttare a proprio vantaggio. La sua dottrina, permeata di sincretismo religioso e visioni rivoluzionarie, risultava un utile strumento per mediare tra le diverse minoranze ebraiche e, allo stesso tempo, minare l’ortodossia religiosa tradizionale, creando così un’opportunità per un controllo più efficace sulle popolazioni soggette. Frank, con la sua rete di seguaci fedeli e la sua dottrina mistico-politica, poteva divenire un alleato non dichiarato della politica imperiale, un veicolo attraverso cui orientare l’influenza russa nelle comunità ebraiche e oltre.
Dopo la liberazione, Frank si trasferì in Moravia, a Brünn, proseguendo nella diffusione della sua dottrina, che, pur nella sua apparenza religiosa, aveva una chiara dimensione politica ed esoterica. Tuttavia, la sua influenza non si limitò alla sua residenza morava, poiché i suoi seguaci continuarono a proliferare non solo in Polonia, ma anche nei territori controllati dalla Russia, ove il frankismo si affermò come un fenomeno religioso, culturale e politico trasversale. Sotto il regno di Caterina II e poi di Paolo I, la corte imperiale seguì con attenzione crescente l’influenza dei frankisti nelle aree polacche e ucraine, ove la componente ebraica rappresentava una parte considerevole della popolazione.
Uno degli aspetti che maggiormente attrasse l’interesse della corte zarista fu la natura sincretica del frankismo, che, sfidando la rigidità della religiosità ortodossa, poteva fungere da ponte tra differenti realtà confessionali. La dottrina di Frank, con il suo rifiuto delle gerarchie religiose tradizionali e la sua aspirazione a una trasformazione radicale della società, poteva divenire uno strumento utile per gestire, influenzare e persino sovvertire le dinamiche religiose interne all’Impero Russo.
Sebbene Frank fosse geograficamente distante dalla Russia, il suo movimento rimase attivo nelle regioni di Polonia, Ucraina e Lituania, territori che, sebbene fossero in parte ancora autonomi, ricadevano ormai sotto la sfera d’influenza russa. È plausibile che la sua liberazione sia stata anche una misura preventiva, volta a evitare conflitti con la sua dottrina, o forse un calcolo strategico per utilizzarne l’influenza in quelle aree. Un potere che non combatte un’idea, cerca di assimilarla e di piegarla ai propri scopi, e la Russia di Caterina II non era estranea a questo tipo di realpolitik religiosa.
Oltre all’aspetto religioso, i frankisti intrattenevano legami con la Massoneria, un movimento che godeva di una crescente diffusione tra le élite russe, soprattutto negli ambienti illuministi e progressisti. Queste connessioni, già accennate, non sfuggirono all’attenzione della corte imperiale, che vide nel frankismo non solo un movimento religioso, ma un fenomeno culturale ed esoterico di più ampio respiro. Le interazioni tra frankisti e Massoni russi, in particolare con il Principe Carlo d’Assia-Cassel, Gran Maestro di diverse logge europee, suggeriscono una convergenza tra l’espansionismo russo e la penetrazione delle società segrete nei circoli di potere.
L’Impero Russo, in quel periodo, attraversava una fase di profonde trasformazioni interne, e la possibilità di sfruttare elementi esoterici per influenzare il quadro politico e religioso poteva rivelarsi un’opportunità strategica. Il frankismo, con il suo simbolismo rivoluzionario e la sua sfida alle strutture di potere consolidate, si inseriva perfettamente in questa partita a scacchi tra mistica e politica, diventando un fenomeno di rilievo nelle strategie zariste.
Non sorprende, dunque, che i Romanov abbiano osservato con interesse e cautela la rete frankista, valutando le sue potenzialità sia come strumento di governo che come elemento di destabilizzazione controllata. Caterina II, affascinata dalla filosofia massonica e illuminista, poteva scorgere nei frankisti non tanto una minaccia religiosa, quanto un mezzo utile per rafforzare il controllo sulle eterogenee popolazioni del suo impero. Anche se Frank operava prevalentemente in Moravia, la sua ideologia e il suo seguito erano ormai un fenomeno sovranazionale, con una risonanza politica che superava di gran lunga i confini geografici della sua residenza.
L’interesse strategico dei Romanov nei confronti del frankismo non derivava tanto dalla figura diretta di Jacob Frank, ma piuttosto dall’influenza che il movimento esercitava sulle comunità ebraiche e sulle minoranze religiose sotto il dominio russo. Inoltre, i legami con la Massoneria e con l’esoterismo, in un’epoca in cui questi elementi permeavano le élite intellettuali e politiche, resero il frankismo un fattore di rilievo nelle strategie imperiali russe. “Qui nescit dissimulare, nescit imperare”—chi non sa dissimulare, non sa governare. Caterina II, che ben conosceva le dinamiche del potere, non poteva ignorare l’opportunità di manovrare un movimento tanto eretico quanto potenzialmente utile ai suoi disegni di governo.
4. Le corti europee e la rivoluzione francese
Nel 1775, alla corte imperiale di Maria Teresa d’Austria (1717-1780) e di suo figlio Giuseppe II, si consumò un incontro di notevole rilevanza politica e religiosa: Jacob Frank, già consolidato nei circoli aristocratici dell’Europa centrale, strinse rapporti con élites illuministe e massoniche, rafforzando il legame tra il suo movimento e le dinamiche occulte dell’epoca. Tale interesse da parte delle corti europee non rimase isolato: tra il 1783 e il 1813, i Romanov, in particolare Paolo I (1754-1801) e Alessandro I (1777-1825), dimostrarono un’attenzione crescente verso il frankismo, confermando la pervasività della sua rete di influenza all’interno delle monarchie europee.
Nel 1788, Frank trasferì la sua corte settaria a Offenbach am Main, stabilendosi presso il castello del duca di Isemburg, noto esponente della Massoneria e dei circoli illuministi tedeschi. Qui, fino alla sua morte nel 1791, mantenne un’élite di discepoli fedeli, accumulando ingenti ricchezze attraverso tributi e donazioni dei suoi seguaci. Non un messia decaduto, ma un sovrano in esilio, Frank continuò a diffondere il suo messaggio con un’aura di segretezza e misticismo, in perfetta consonanza con l’esoterismo massonico che permeava le corti d’Europa.
Mentre la Rivoluzione Francese si avviava verso il suo apogeo, Jacob Frank pronunciò con solennità la sua massima ereticale:
Sono venuto per liberare il mondo da tutte le leggi e da tutti i comandamenti. Ogni cosa deve essere distrutta perché il buon Dio mostri se stesso (Mandel, 156).
Tale dichiarazione, la cui essenza si può riassumere nel dictum “Omnia destruentur, ut Deus ipse se ostendat”, riflette il cuore della sua dottrina: la distruzione come via alla rivelazione divina, la sovversione dell’ordine costituito come atto messianico necessario. Questa concezione, affine alla teologia rivoluzionaria gnostica, trovò un fertile terreno ideologico tra le correnti più radicali della Rivoluzione Francese.
Nonostante la morte di Frank nel 1791, il frankismo non si estinse, ma si trasformò, adattandosi alle nuove correnti sovversive dell’epoca. Arthur Mandel, in un’accurata disamina, evidenzia il ruolo attivo dei frankisti nelle insurrezioni rivoluzionarie, in particolare nella Rivoluzione Francese, ove contribuirono alla diffusione di ideologie antinomiste e alla demolizione dei principi dell’Ancien Régime.
Tra le figure emblematiche di questa infiltrazione rivoluzionaria spicca Moses Dobruschka, cugino ed erede di Jacob Frank. Nato ebreo, egli aderì alla causa rivoluzionaria con una doppia identità: come cristiano assunse il nome Franz Thomas von Schönfeld, mentre nei circoli massonici era conosciuto come Isaac ben Joseph. Un altro esponente di spicco del messianismo rivoluzionario frankista fu Junius Brutus Frey, fervente giacobino, la cui ideologia radicale riproduceva fedelmente la sovversione mistica propugnata da Frank.
Il legame tra frankismo e giacobinismo si consolidò anche attraverso personaggi come François Chabot (1756-1794), ex frate francescano divenuto uno dei più intransigenti giacobini, implicato in operazioni finanziarie opache con banchieri ebrei vicini al frankismo. Sebbene non esistano prove che egli fosse direttamente affiliato a Frank, la convergenza ideologica tra il pensiero rivoluzionario e la dottrina frankista appare innegabile.
Se alcuni dei seguaci di Frank furono giustiziati durante il Terrore giacobino, la loro influenza non si estinse affatto, bensì si proiettò nelle rivoluzioni successive. I frankisti furono attori di primo piano nelle principali insurrezioni europee, distinguendosi in particolare:
- Tra i capi dei giacobini polacchi durante la rivolta del 1793-1795, periodo in cui la Polonia fu spartita tra Russia, Prussia e Austria.
- Nelle file dell’esercito napoleonico, ove molti ufficiali e generali erano legati a circoli esoterici e condividevano una visione messianica della rivoluzione.
- Nelle insurrezioni polacche del 1830 e del 1863 contro lo zar, ove numerosi discendenti di frankisti giocarono ruoli chiave nel tentativo di destabilizzare l’Impero Russo.
Si può dunque affermare che l’azione rivoluzionaria frankista non si limitò alla Rivoluzione Francese, ma si estese ben oltre, manifestandosi come un processo di infiltrazione ideologica e politica che trascese le singole contingenze storiche. “Revolutio non finitur, sed mutatur”—la rivoluzione non si conclude, ma si trasforma.
5. Il controllo esoterico sulle dinastie di banchieri e le rivoluzioni europee
L’eredità del sabbatianismo-frankismo non si estinse con la morte di Jacob Frank nel 1791, ma si trasfigurò in una rete sotterranea di potere, esercitando un’influenza sotterranea sulle dinastie bancarie, sulle corti europee e sulle rivoluzioni moderne. Nato come eresia mistica all’interno dell’ebraismo, il frankismo si evolse in un movimento segreto, in cui messianismo, antinomismo e infiltrazione nelle strutture politiche e finanziarie si fusero per dar vita a un’élite esoterica, capace di plasmare il corso della storia con strumenti occulti e strategie sovversive.
Gli studi di Moshe Idel (2000), Gershom Scholem (1973, 2008) e Pawel Maciejko (2011) dimostrano che il sabbatianismo-frankismo non si dissolse, ma si adattò, ramificandosi in circoli esoterici che lasciarono un’impronta indelebile sulla Massoneria e sulle grandi famiglie bancarie ebraiche. Il suo messianismo radicale non si limitò alla speculazione mistica, ma trovò espressione tangibile nelle rivoluzioni politiche e nei sistemi economici emergenti, operando sia all’interno delle corti monarchiche sia tra le fila dei movimenti rivoluzionari.
Se “Nihil perit, sed mutatur”—nulla si distrugge, ma tutto si trasforma—, allora il frankismo non morì, bensì cambiò veste, permeando le strutture del potere moderno con un’influenza che, pur nascosta, ne scolpì le fondamenta politiche ed economiche.
5.a- La rete di controllo occulto e infiltrazione bancaria
Il frankismo, nella sua evoluzione post-messianica, adottò una struttura gerarchica segreta, in cui il leader della sètta esercitava un controllo assoluto sui suoi adepti, inclusi i membri delle dinastie bancarie. Questo sistema di subordinazione esoterica, ispirato ai principi delle società iniziatiche, consentiva ai suoi seguaci di mimetizzarsi perfettamente, infiltrandosi nelle istituzioni europee senza destare sospetti.
Molti frankisti, grazie alla loro capacità di adattarsi e assumere identità multiple, raggiunsero posizioni di rilievo nelle corti monarchiche e nell’alta finanza. Emblematici sono i casi di Moses Dobruschka e Junius Brutus Frey, figure che, pur provenendo da ambienti ebraici frankisti, si distinsero sia nella Rivoluzione Francese sia nel sistema bancario emergente.
I frankisti non si limitarono a influenzare, ma in alcuni casi controllarono direttamente le grandi dinastie finanziarie:
- Rothschild → Mayer Amschel Rothschild, operante a Francoforte, agiva in un contesto fortemente influenzato dai circoli frankisti. La sua famiglia accumulò immense ricchezze finanziando le guerre europee, incarnando il principio frankista della distruzione del vecchio ordine per l’instaurazione di uno nuovo.
- Warburg → Alleati dei Rothschild, giocarono un ruolo chiave nella creazione del sistema bancario moderno e nel finanziamento di movimenti rivoluzionari.
- Sassoon → Noti come i «Rothschild dell’Est», furono i principali trafficanti di oppio nell’Impero Britannico, applicando la dottrina frankista della corruzione morale come strumento di redenzione.
- Morgan e Rockefeller → Legati alle reti bancarie ebraiche, fungono da intermediari di un potere più occulto.
Il finanziamento delle rivoluzioni da parte delle banche internazionali non fu casuale, bensì parte di una strategia messianica di lungo termine, volta a sovvertire le strutture esistenti per instaurare un nuovo ordine cabalistico.
5.b. Le corti europee: Dall’Impero Asburgico alla Russia zarista
La capacità del frankismo di penetrare le corti europee è ampiamente documentata da numerosi storici. Arthur Mandel (1984) e Raphael Patai (1988) evidenziano come il movimento, grazie alla sua abilità camaleontica, sia riuscito a ottenere protezione e privilegi presso le più influenti monarchie europee.
- Austria → Jacob Frank fu ricevuto da Maria Teresa d’Austria e Giuseppe II, ottenendo titoli nobiliari e protezione politica. I frankisti divennero funzionari imperiali, influenzando le politiche religiose dell’Impero e contribuendo alla secolarizzazione forzata dell’ebraismo tradizionale.
- Russia → Lo zar Alessandro I sviluppò un forte interesse per le idee mistiche e rivoluzionarie; alcuni studiosi ipotizzano un suo coinvolgimento occulto con la sètta frankista. La corte zarista, sempre attenta alle dinamiche religiose interne, valutò il frankismo come un possibile strumento di destabilizzazione controllata.
Parallelamente, il frankismo penetrò la Massoneria, utilizzandola come strumento per estendere la propria influenza sulle élite aristocratiche e politiche. L’Ordine Massonico dei Fratelli Asiatici, con il Principe Carlo d’Assia-Cassel tra i suoi promotori, divenne un crocevia di relazioni tra frankisti, illuministi e nobiltà europea.
5.c- La Rivoluzione russa
Uno degli aspetti meno discussi, ma di fondamentale importanza, è il ruolo che i frankisti e i loro eredi spirituali ebbero nella Rivoluzione Russa. La loro ideologia nichilista, fondata sull’abbattimento di ogni forma di autorità e sull’uso della trasgressione come strumento di redenzione, si sovrappose perfettamente all’ideologia bolscevica.
Morton Smith (1963) identifica nel dualismo gnostico frankista un’influenza diretta sul pensiero rivoluzionario russo, specialmente nei circoli socialisti e anarchici. Tra i leader della Rivoluzione che condividevano il messianismo radicale del frankismo, figurano:
- Lev Trotsky (Bronstein) → Le sue origini ebraiche e la sua visione messianica della rivoluzione lo avvicinano alle idee antinomiste frankiste.
- Jakob Sverdlov → Architetto della Rivoluzione d’Ottobre, noto per i suoi legami con circoli esoterici ebraici e per il suo ruolo nella decisione di giustiziare la famiglia Romanov.
Scholem (2008) osserva come il frankismo non si dissolse, ma sopravvisse nei movimenti radicali russi, che assorbirono il principio della distruzione dell’ordine esistente come atto sacro e necessario per la rivelazione del nuovo.
L’analisi storica dimostra che il frankismo non si estinse con la morte di Jacob Frank, bensì si trasformò in una rete segreta di influenza, operante su più livelli:
- Si radicò nelle grandi dinastie bancarie, contribuendo alla strutturazione della finanza internazionale.
- Si infiltrò nelle corti europee, ottenendo posizioni di rilievo nelle monarchie asburgica e russa.
- Sostenne i movimenti rivoluzionari, non solo la Rivoluzione Francese, ma anche la Rivoluzione Russa e i successivi tentativi di sovversione dell’ordine politico in Europa.
Il frankismo sopravvive ancora oggi, celato sotto nuove forme di potere, mantenendo intatto il suo obiettivo originario: sovvertire ogni legge per rivelare un nuovo ordine esoterico-messianico. Sebbene non sia l’unica forza occulta all’opera, la sua eredità continua a influenzare le strutture di potere globali, perpetuando un progetto di trasformazione radicale della società che affonda le sue radici nell’eresia mistica di Sabbatai Zevi e Jacob Frank.
6. Dottrine e pratiche «sabbatiane franchiste»
Il movimento sabbatiano-frankista rappresenta l’apice dell’antinomismo mistico ebraico, fondandosi sul principio della redemptio per peccatum. La trasgressione non è concepita come fine in sé, ma come mezzo necessario per la liberazione dell’anima dai vincoli imposti dalla Legge mosaica. Tale concezione, derivata da un’interpretazione estrema della Cabala lurianica e dello Zohar, portò alla codificazione di pratiche rituali volutamente sovversive, tra cui atti sacrileghi e orgiastici, volti a trascendere la dualità tra Bene e Male e a inaugurare una superiore realtà metafisica.
L’antesignano di questo movimento fu Sabbatai Zevi, la cui dottrina sopravvisse di nascosto attraverso i suoi seguaci, i Dönmeh. Fu però Jacob Frank a condurre il sabbatianismo alle sue più radicali conseguenze, istituzionalizzando un culto che fondeva misticismo, blasfemia, sessualità ritualizzata e iniziazione esoterica. Il frankismo si considerava l’unica vera eredità della rivelazione divina, destinata a distruggere ogni legge per accedere a un’era messianica.
Frank assunse e amplificò le dottrine di Zevi, radicandole ulteriormente nel pensiero cabalistico. Secondo il suo sistema, il cosmo (tevel) non è stato creato dal Dio vivo e buono, bensì da una divinità inferiore, in linea con la tradizione gnostica del Demiurgo. Come riportato da Gershom Scholem, «la redenzione cosmica (tikkun) si compie paradossalmente violando la Torah: bittulah shel Torah zehu kiyyumah»—ossia, l’abolizione della Legge è il suo vero compimento. Questa idea si ricollega alla dottrina lurianica delle nitzotzot, le scintille divine cadute nella materia impura (kelipot) a seguito del peccato di Adamo(2).
Secondo J. Frank, il Messia Redentore deve discendere nel regno del male per annichilirlo, compiendo quelli che definisce ma’asim zarim («atti strani»), trasgressioni ritualizzate destinate a spezzare le catene del mondo corrotto. Il peccato, dunque, non è più una violazione della legge, ma uno strumento per accelerare la redenzione. L’esegesi frankista giunge a rileggere Isaia 53:5 — «Egli è stato trafitto a causa dei nostri peccati» — tramite un gioco di parole in cui we-hu’ meḥolal («è stato trafitto») viene reinterpretato come «da sacro diverrà profano». Il Messia stesso è costretto a trasgredire la Torah per adempiere alla sua missione.
Gli adepti frankisti, considerati pneumatici (anime spiritualmente elevate), erano esentati dall’osservanza della Torah mosaica (Torah di beriah), sostituita da una Torah di atzilut, la sua esatta antitesi(3). Ciò si rifletteva in pratiche rituali che prevedevano l’inversione delle norme morali e sessuali: la congiunzione carnale non era più peccato, ma il riflesso della fusione mistica tra il principio maschile e femminile, entrambi presenti nella divinità. In questo schema, l’eros diventava veicolo teurgico e il corpo un campo di battaglia tra forze opposte.
Un elemento essenziale del frankismo era l’apostasia strategica, ritenuta necessaria per la discesa nel mondo impuro. Seguendo l’esempio di Sabbatai Zevi, Frank spiegò ai suoi seguaci che la conversione all’Islam rappresentava un primo livello di discesa, mentre il battesimo cristiano costituiva la tappa ultima e decisiva, in quanto avrebbe permesso di distruggere la Chiesa e l’ordine sociale dall’interno. «Il battesimo», affermava Frank, «è il male necessario che avvierà la rovina della società, come soldati che prendono d’assalto una città passando attraverso le fogne». Per questa ragione, i frankisti si attenevano esteriormente ai precetti cristiani, pur mantenendo segreta la loro vera fede.
Nel pantheon frankista, il Messia-marrano era l’incarnazione del Dio buono. Poiché la divinità si manifesta in molteplici emanazioni, il Messia si era incarnato in Sabbatai Zevi, rappresentante del Santo dei giorni antichi (Daniele 7:9), in Jacob Frank, il Santo Re (Zaccaria 9:9), e in sua figlia Eva, la Shekhinah, incarnazione della divinità femminile nella tradizione cabalistica. Eva Frank non era una figura accessoria, bensì il vero Messia, destinato a completare la redenzione. In questo contesto, la Gnosi era identificata con il serpente sacro dell’Eden, simbolo del peccato che si fa strumento redentivo.
Scholem, pur analizzando con rigore filologico questa dottrina e mostrandosi affascinato dal suo simbolismo, la definisce in modo inequivocabile: satanica (Scholem, L’idea messianica nell’ebraismo, 170).
Pertanto, il frankismo promuoveva pratiche mistiche, sessuali e trasgressive, che violavano deliberatamente i precetti della Torah e infrangevano le norme morali convenzionali, adottando simbolismi occulti poi ripresi da movimenti esoterici come la massoneria, i Rosacroce e i Cavalieri Templari. In estrema sintesi, i principi fondamentali del frankismo possono essere riassunti nei seguenti punti:
- Il peccato come redenzione → Come i sabbatiani, anche i frankisti credevano che la salvezza derivasse dal peccato. Frank, tuttavia, spinse questo concetto all’estremo, sostenendo che gli atti proibiti, compreso il comportamento sessuale deviato, accelerassero la redenzione.
- Conversioni emulate e doppiogiochismo → Analogamente a Sabbatai Zevi, Jacob Frank dovette confrontarsi con il potere politico. Nel 1759, lui e i suoi seguaci si “convertirono” al cattolicesimo, ma continuarono a praticare il loro culto in segreto. Frank fu accolto nelle corti europee come “convertito cristiano”, mentre i suoi discepoli operarono sotto un manto di segretezza, mescolando elementi ebraici e cristiani in chiave esoterica.
- Reti segrete → Il movimento frankista sviluppò una rete occulta di seguaci, estesa dalla Polonia all’Ucraina, dalla Germania alle corti europee. Questa rete si intrecciò con la massoneria e altre società segrete e, secondo alcuni studiosi, continuò a esercitare influenze nei secoli successivi, infiltrandosi nei gangli del potere moderno.
7. L’inversione della Legge, satanismo e pratiche orgiastiche
L’aspetto più controverso del frankismo risiedeva nei riti sessuali collettivi, autentiche orge concepite come strumenti di elevazione spirituale attraverso un processo iniziatico di purificazione nel peccato. L’erotismo, in questo contesto, non era un atto meramente carnale, ma un veicolo di trasmutazione mistica, tramite cui l’anima poteva ascendere superando i vincoli morali imposti dalla Torah. Tale concezione trovava legittimazione nella rilettura cabalistica dello Zohar, secondo cui l’unione sessuale, se praticata con la giusta intenzione (kavanah), diventava sacra, riflesso terreno della congiunzione cosmica tra il principio maschile (Tiferet) e quello femminile (Malkhut).
Jacob Frank insegnava che per giungere alla Luce, occorreva attraversare l’Abisso, giustificando così la violazione deliberata delle norme sessuali e morali. In questa prospettiva, ogni atto trasgressivo perdeva la sua connotazione peccaminosa, poiché finalizzato all’annientamento delle kelipot, le scorze dell’impurità che avvolgono la scintilla divina imprigionata nella materia. Le sue parole sono emblematiche:
«Non sono venuto per elevarvi, ma per abbassarvi fino al fondo dell’abisso, dove non si può scendere oltre, e da dove nessun uomo può risollevarsi con le proprie forze, se non per la mano potente di Dio».
L’«abisso» evocato da Frank si traduceva in rituali sessuali estremi, incluse orge sacre con venature incestuose, in un processo iniziatico di dissoluzione e ricostruzione dell’ordine divino.
Le fonti coeve documentano dettagliatamente questi rituali. Nel Sefer ha-Chashakot (Libro delle Tenebre) di David Kahana, si narra di una cerimonia svoltasi il 26 di Shvat del 1756 a Lanzkron, in Podolia: i frankisti si riunirono segretamente in una locanda, chiusero le finestre e posero al centro del rito la moglie del rabbino, una donna di straordinaria bellezza. La spogliarono, le cinsero il capo con una corona della Torah e danzarono attorno a lei, baciandola e chiamandola mezuzah(4).
Questa teologia dell’inversione si estendeva oltre la sessualità, fino alla distruzione dei precetti divini stessi. I sabbatiani-frankisti benedicevano le proprie trasgressioni con una parodia della formula liturgica:
Benedetto sei Tu, Signore, che annulli i divieti.
L’obiettivo era la dissoluzione dell’Antica Alleanza, nella convinzione che il messianismo di Sabbatai Zevi avesse inaugurato una nuova epoca, in cui ogni legge mosaica doveva essere annullata e invertita.
A questa sovversione radicale si accompagnava un atteggiamento iconoclasta e blasfemo, che si manifestò nella profanazione deliberata dei testi sacri. Tale violenza teologica scatenò una reazione feroce da parte delle autorità rabbiniche. La risposta fu una scomunica su larga scala, che colpì non solo Jacob Frank e i suoi seguaci diretti, ma anche i sospetti simpatizzanti. Il bando di Lvov del 1759, noto come spada a doppio taglio, decretava la totale esclusione di 2.000 ebrei accusati di aderire al frankismo:
Non affitteremo loro case, né compreremo da loro né venderemo loro alcunché; non insegneremo ai loro figli, né li seppelliremo né li circoncideremo.
Questa condanna li condusse a una morte sociale ed economica. Senza mezzi di sostentamento e banditi dalla comunità, i frankisti si rivolsero disperati alla Chiesa Cattolica, che offrì protezione in cambio di conversioni forzate. Per garantirsi l’accettazione cattolica, furono costretti a dichiarare il Talmud falso e pieno di menzogne e ad avallare le accuse di omicidio rituale contro gli ebrei. In questo clima di tensione, uno dei capi frankisti, il rabbino Elisha Schor, si rivolse a Chaim Rapoport con un’accusa amarissima:
«Chaim, questo è sangue per sangue. Voi avete permesso che il nostro sangue fosse versato, e ora vi accusiamo di aver usato il loro sangue».
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Jacob Frank stesso si convertì al cattolicesimo in una cerimonia solenne a Varsavia, alla presenza del re di Polonia, ottenendo ricchezza e prestigio. Visse sontuosamente fino alla sua morte nel 1791 e fu succeduto da sua figlia Eva Frank, che i seguaci consideravano l’incarnazione della Shekhinah, la presenza divina esiliata nel mondo materiale. Nel frankismo, Eva assumeva un ruolo messianico e gnostico, identificandosi con la Sofia, portatrice della vera conoscenza attraverso la sovversione dell’ordine divino.
L’intero impianto frankista, nella sua volontà di sovvertire l’ordine divino e morale, presenta affinità sconcertanti con il satanismo rituale. La sua filosofia si avvicina all’idea luciferiana della conoscenza come atto di ribellione contro il Demiurgo, concepito come un dio tirannico e limitante. Il parallelo con le correnti gnostiche più estreme è evidente: come negli insegnamenti dei Cainiti e dei Naasseni, anche per i frankisti la salvezza passava attraverso la trasgressione. Se il Serpente dell’Eden era il vero portatore della luce (lucifer, in senso etimologico), allora il peccato originario non era una caduta, ma un atto liberatorio.
In questa prospettiva, il peccato non era semplicemente la violazione della legge divina, bensì un’operazione magica, un atto di volontà sovrana che dischiudeva le porte di una conoscenza proibita. La filosofia frankista, dunque, non si limitava alla trasgressione morale, ma propugnava una teologia dell’inversione, in cui Bene e Male si confondevano in una sintesi dialettica superiore.
Questo aspetto lo avvicina alle correnti esoteriche e sataniche moderne, in cui la sovversione dell’ordine divino è considerata il primo passo verso l’autodivinizzazione dell’uomo. Non è un caso che lo stesso Gershom Scholem, pur con il suo rigore filologico, abbia definito il sistema frankista con un termine inequivocabile: satanico (Scholem, L’idea messianica nell’ebraismo, 170).
8. Chabad-Lubavitch e B’nai B’rith
La relazione tra il sabbatianismo-frankismo e le organizzazioni Chabad-Lubavitch e B’nai B’rith è un argomento di grande interesse per lo studio delle dinamiche esoteriche e politiche dell’ebraismo moderno. Sebbene il frankismo sia formalmente scomparso con la morte di Jacob Frank nel 1791, le sue influenze, dirette o indirette, sembrano aver trovato nuove manifestazioni all’interno di correnti ebraiche successive. Si ipotizza, infatti, che elementi del pensiero sabbatiano-frankista abbiano continuato a influenzare il misticismo ebraico, il sionismo e le società segrete, favorendo l’infiltrazione nelle nazioni moderne attraverso organizzazioni come Chabad-Lubavitch, noto per la sua interpretazione mistica e messianica del giudaismo, e B’nai B’rith, una delle più antiche società segrete ebraiche con ramificazioni politiche e massoniche.
Dopo la morte di Jacob Frank, molti suoi seguaci si dispersero tra Polonia, Austria e Impero Ottomano, infiltrandosi in società segrete, istituzioni religiose e movimenti politici emergenti. La loro influenza, lungi dall’estinguersi, si trasformò in un elemento sotterraneo del misticismo ebraico e di alcune organizzazioni ebraiche moderne, mantenendo intatti i principi dell’iniziazione esoterica e del potere occulto.
La teologia messianica sabbatiano-frankista, fondata sulla redemptio per peccatum, promuoveva la redenzione attraverso la trasgressione, spingendo i suoi seguaci a praticare orge sacre, incesto e blasfemia come strumenti per superare il dualismo tra bene e male e fondersi con la divinità. Tuttavia, ciò che rese il sabbatianismo e il frankismo potenti strumenti di trasformazione storica non fu soltanto il loro contenuto dottrinale, ma soprattutto la strategia di infiltrazione e occultamento adottata dai loro adepti.
Fin dal 1666, con la conversione di Sabbatai Zevi all’Islam e la conseguente nascita della setta criptica dei Dönmeh in Turchia, i suoi seguaci adottarono una tattica di cripto-religione destinata a diventare il tratto distintivo delle élite esoteriche ebraiche. Jacob Frank radicalizzò ulteriormente questa strategia, spingendo i suoi discepoli a convertirsi al cattolicesimo pur mantenendo segretamente le loro dottrine esoteriche. Questo modus operandi avrebbe caratterizzato le società segrete e i gruppi di potere esoterici nei secoli successivi.
Il frankismo non si estinse, ma mutò forma, permeando settori dell’alta finanza, della politica e delle società segrete. Seguaci di Jacob Frank furono coinvolti nella fondazione di logge massoniche ebraiche e nello sviluppo di un potere occulto fondato sulla manipolazione delle istituzioni religiose e politiche.
8.a- Chabad-Lubavitch: il volto mistico del potere esoterico
Chabad-Lubavitch, fondato alla fine del XVIII secolo dal rabbino Schneur Zalman di Liadi, è uno dei movimenti più influenti del giudaismo contemporaneo. Ufficialmente, si configura come una branca del chassidismo, caratterizzata da una forte impronta mistica e cabalistica. Tuttavia, il suo sviluppo storico, la natura esoterico-elitista e il messianismo radicale lo rendono, sotto molti aspetti, affine alle strategie e alla visione del sabbatianismo-frankismo.
Chabad non è solo un movimento religioso, ma una rete globale di potere, un’organizzazione transnazionale con ramificazioni nei settori chiave della politica, della finanza e della cultura.
I paralleli tra Chabad e il sabbatianismo-frankismo sono molteplici e strutturali:
- Messianismo radicale e culto della personalità → Il frankismo venerava Jacob Frank come Messia, così come molti chassidim di Chabad venerano Menachem Mendel Schneerson (1902-1994), l’ultimo Rebbe, credendo che egli non sia realmente morto, ma pronto a manifestarsi come il Messia di Israele. Questo culto richiama la venerazione di Shabbetai Zevi, considerato dai suoi seguaci incarnazione divina.
- Cabala e antinomismo celato → Chabad enfatizza l’interpretazione esoterica della Torah attraverso la Cabala lurianica, concependo una legge superiore accessibile solo agli illuminati. Questo principio è lo stesso che permise ai sabbatiani-frankisti di giustificare la violazione delle norme morali come atto di redenzione mistica.
- Struttura iniziatica e segretezza → Come il frankismo operava attraverso cerchie concentriche di conoscenza, riservando ai soli adepti i suoi segreti più profondi, così Chabad presenta una struttura gerarchica piramidale, con un livello di insegnamenti accessibili al pubblico e un livello interno riservato agli iniziati.
- Influenza politica globale → Il frankismo si infiltrò nelle corti europee tramite conversioni strategiche e giochi di potere, mentre Chabad ha costruito una rete di influenza politica e finanziaria con connessioni dirette alla Casa Bianca, al Cremlino e al governo israeliano.
Chabad non è solo un movimento religioso, ma uno dei pilastri dell’élite globalista esoterica, con un progetto messianico volto a trasformare l’ordine mondiale secondo principi cabalistici. Questa agenda emerge dalle connessioni tra Chabad e le più alte sfere del potere mondiale:
- Negli Stati Uniti, Chabad ha mantenuto stretti legami con le amministrazioni di Ronald Reagan, George W. Bush e Donald Trump. Jared Kushner, genero di Trump e consigliere chiave della sua amministrazione, è un chassid Chabad dichiarato.
- In Russia, Chabad è la corrente ebraica predominante e mantiene relazioni strette con Vladimir Putin e gli oligarchi russi.
- In Israele, Chabad è uno dei movimenti più potenti, con una forte influenza sul governo e sulle politiche messianiche del sionismo religioso.
Questi elementi suggeriscono un’operazione su scala globale volta a realizzare un’egemonia cabalistica sotto il segno di un messianismo esoterico, in linea con la tradizione sabbatiano-frankista.
Se il frankismo operò attraverso infiltrazione e conversione strategica, Chabad utilizza metodi moderni di soft power e manipolazione culturale.
Chabad è uno dei principali strumenti con cui l’ebraismo cabalistico diffonde la sua influenza all’interno delle nazioni moderne, attraverso:
- Controllo delle comunità ebraiche locali → La rete di emissari (shluchim) di Chabad garantisce il dominio ideologico e spirituale delle comunità ebraiche in tutto il mondo.
- Potenziamento del misticismo cabalistico → La diffusione della Cabala come forma New Age di spiritualità ha influenzato il cristianesimo carismatico e il neopentecostalismo, analogamente alla trasmissione della dottrina frankista nelle logge massoniche.
- Influenza sui governi e sulla geopolitica → Chabad non è solo un movimento religioso, ma un attore politico globale che utilizza la sua rete per modellare l’agenda politica ed economica internazionale.
Le evidenze storiche e strutturali mostrano che Chabad-Lubavitch non è semplicemente un movimento religioso, ma un’organizzazione globale con una forte componente esoterico-messianica.
- Il culto del Rebbe-Messia richiama l’adorazione di Shabbetai Zevi e Jacob Frank.
- La struttura esoterico-iniziatica è identica a quella del frankismo.
- L’infiltrazione politica globale segue il modello dei cripto-frankisti nelle corti europee.
Se il frankismo si è adattato ai tempi moderni, Chabad ne è la manifestazione contemporanea, agendo come un veicolo per un’agenda cabalistico-messianica destinata a ridefinire le strutture di potere globali sotto il segno di un’egemonia esoterica.
8.b- B’nai B’rith: la longa manus della massoneria ebraica
Se Chabad rappresenta il volto mistico dell’influenza sabbatiana-frankista, B’nai B’rith ne è il braccio politico e strategico. Fondata nel 1843 a New York, questa organizzazione è spesso definita la massoneria ebraica, per i suoi legami con il potere economico e istituzionale mondiale. L’elemento chiave che la collega al frankismo è l’uso della segretezza e dell’infiltrazione per influenzare le nazioni e le istituzioni. I frankisti adottarono la strategia della cripto-fede, simulando conversioni al cristianesimo per accedere ai livelli più alti della società europea. Analogamente, la B’nai B’rith nasconde il suo vero scopo dietro un velo di filantropia, mentre lavora per consolidare un’egemonia esoterica sulle nazioni moderne.
I paralleli tra le due realtà non sono una mera speculazione, bensì emergono chiaramente da un’analisi strutturale e ideologica.
Uno dei concetti fondamentali della Cabala sabbatiano-frankista è la dottrina della doppia verità (Torat ha-Sod), secondo cui esistono due livelli di conoscenza:
- Una verità esoterica, riservata agli iniziati, che insegna la rottura della legge morale e la necessità della trasgressione per giungere alla liberazione.
- Una verità essoterica, destinata alle masse, che mantiene la parvenza di ortodossia religiosa e morale.
Questa stessa struttura è evidente nella B’nai B’rith, che conserva un volto pubblico accettabile, ma opera in segreto su livelli più elevati. L’eredità frankista si manifesta nella B’nai B’rith attraverso strategie di infiltrazione nelle sfere del potere globale:
- Nei governi → Ha esercitato influenza diretta su presidenti, primi ministri e capi di stato, operando come uno stato profondo ebraico all’interno di molte nazioni occidentali.
- Nella finanza → Esponenti della B’nai B’rith hanno legami con grandi dinastie bancarie internazionali e con istituzioni come la Federal Reserve e il Fondo Monetario Internazionale.
- Nelle organizzazioni sovranazionali → L’ONU, l’Unione Europea e persino il Vaticano hanno avuto relazioni privilegiate con la B’nai B’rith, suggerendo un progetto di egemonia messianico-esoterica su scala mondiale.
Come il sabbatianismo-frankismo vedeva i suoi adepti come una casta superiore destinata a dominare il mondo attraverso la trasgressione della legge, così la B’nai B’rith si configura come un’élite globale che opera per modellare l’ordine mondiale secondo un programma occulto.
La B’nai B’rith non sarebbe quindi solo un’organizzazione filantropica, ma un pilastro del governo occulto globale, erede del messianismo frankista, volto alla sovversione dell’ordine tradizionale per instaurare una nuova era cabalistica-messianica.
Influenza della B’nai B’rith sulla politica globale
Nonostante i suoi membri affermino che la B’nai B’rith sia una semplice organizzazione filantropica, il suo operato dimostra tutt’altro. Essa agisce come una rete di controllo su più livelli, influenzando politica, economia e cultura:
- Negli Stati Uniti → Ha legami con l’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) e con la CIA.
- In Europa → Ha influenzato il Parlamento Europeo e le politiche migratorie, favorendo una società multiculturale in linea con un’agenda esoterica messianica.
- In Israele → È una delle forze più potenti dietro il sionismo messianico e la diffusione della Cabala lurianica come modello di governo.
Pur non esistendo una prova documentale diretta che leghi il sabbatianismo-frankismo alla B’nai B’rith, le evidenze strutturali e ideologiche mostrano una continuità impressionante tra i due sistemi:
- Entrambi operano su un doppio livello, esoterico ed essoterico.
- Entrambi hanno sviluppato strategie di infiltrazione per influenzare le nazioni dall’interno.
- Entrambi perseguono una visione messianica occulta, che vede un’élite esoterica destinata a governare il mondo.
Se Chabad-Lubavitch è il volto mistico del potere esoterico ebraico, la B’nai B’rith ne è il braccio politico e strategico, portando avanti il progetto iniziato da Shabbetai Zevi e Jacob Frank: l’infiltrazione delle istituzioni per preparare un nuovo ordine mondiale cabalistico.
Come scriveva Gershom Scholem, il frankismo è stato un’eresia che non si è mai realmente estinta, ma si è trasformata e adattata, trovando nuove modalità per perpetuarsi. Se così fosse, allora Chabad-Lubavitch e B’nai B’rith sarebbero gli eredi moderni di un programma esoterico e messianico che, seppur occulto, continua a operare nell’ombra, influenzando le nazioni e la storia mondiale.
9. Le influenze dei Sabbatiani-Frankisti nella società contemporanea
L’influenza del sabbatianismo-frankismo non si è estinta con la morte di Jacob Frank nel 1791, ma si è trasformata, infiltrandosi in strutture politiche, economiche, culturali e religiose. I principi antinomisti del frankismo sono sopravvissuti attraverso reti occulte, adattandosi ai mutamenti storici e assumendo nuove forme ideologiche.
La correlazione tra frankismo, sabbatianismo e satanismo è stata ampiamente discussa dagli storici. Scholem (1973) identifica il frankismo come una forma estrema di antinomismo, che incoraggiava i seguaci a violare le leggi morali e religiose per accelerare la redenzione messianica. Questo concetto è affine alle filosofie luciferine e alle pratiche occultistiche moderne.
Paul Johnson (1987) e Raphael Patai (1988) confermano che la dottrina frankista rovesciava deliberatamente i precetti religiosi tradizionali, includendo riti orgiastici, pratiche sessuali estreme e blasfemia come strumenti per “superare” la distinzione tra bene e male. Questo principio si collega al dualismo gnostico, che considera il mondo materiale una prigione e promuove la trasgressione come via di liberazione.
Tale ideologia non si è dispersa, ma è stata tramandata in ambienti esoterici e massonici, trovando nuove applicazioni in movimenti moderni che promuovono la dissoluzione dell’ordine morale tradizionale.
Il sistema ideologico dei sabbatiani-frankisti, fondato sulla trasgressione come illuminazione spirituale, si è infiltrato nella società contemporanea attraverso cripto-ebrei infiltrati in tutte le istituzioni e adepti di società segrete, che hanno reinterpretato i testi biblici in chiave esoterica e antinomista.
Secondo Maciejko (2011), il concetto frankista di redenzione attraverso il peccato ha influenzato correnti moderne di sovversione culturale, manifestandosi in:
- L’ideologia gender e i movimenti LGBT+, che spingono oltre i confini delle concezioni morali tradizionali, rompendo con la visione biblica della sessualità.
- Il movimento woke, che ha esteso la sua iniziale lotta contro la discriminazione in una rivoluzione permanente contro l’ordine tradizionale, promuovendo l’idea che la liberazione passi attraverso la distruzione delle norme sociali e religiose.
- L’industria dell’intrattenimento, che diffonde valori esoterici e nichilisti, utilizzando simbolismo occulto e pratiche iniziatiche per condizionare le masse.
Molti artisti, leader politici e religiosi, industriali e intellettuali aderiscono segretamente a gruppi esoterici che derivano, direttamente o indirettamente, dalle dottrine sabbatianiste e frankiste.
Un aspetto fondamentale della strategia frankista è stato l’infiltrazione nelle istituzioni religiose per sovvertirle dall’interno. Già nel XVIII secolo, i frankisti si convertirono strategicamente al cristianesimo, ottenendo posizioni di potere nelle gerarchie ecclesiastiche.
Oggi, secondo Mandel (1984) e Idel (2000), questa strategia si osserva in:
- Le denominazioni cristiane moderniste, che hanno adottato dottrine antinomiste, abbandonando i principi biblici per ideologie più fluide, promuovendo in modo subdolo concetti femministi come il ministero femminile (poiché il Dio della Cabala è concepito sia come uomo che come donna).
- Il pentecostalismo, in cui si è diffusa la dottrina dell’iper-grazia, che rifiuta ogni legge morale in favore di una spiritualità individualista e libertaria, con l’obiettivo di trasmettere queste idee ad altre correnti religiose.
- Il cattolicesimo progressista, che ha aperto le porte a filosofie gnostiche e sincretiche, adottando principi tipici della Cabala lurianica.
Scholem (2008) e Maciejko (2011) dimostrano che molti ebrei di origine frankista entrarono nelle istituzioni cristiane—cattoliche, ortodosse, protestanti ed evangeliche—con il preciso scopo di minarne l’integrità teologica.
Nel frattempo, alcune citazioni bibliche non si riferiscono solo a fatti contingenti ma sembrano profetizzare questa infiltrazione:
Io conosco le tue opere, la tua tribolazione, la tua povertà (tuttavia tu sei ricco) e la calunnia di coloro che si dicono Giudei e non lo sono, ma sono una sinagoga di Satana […] tu permetti a quella donna Iezabel, che si dice profetessa, di insegnare e di sedurre i miei servi inducendoli a fornicare e a mangiare cose sacrificate agli idoli (Ap 2:9, 20).
Le pratiche e i valori frankisti hanno contaminato non solo le religioni, ma anche la politica, la finanza e la cultura, attraverso reti esoteriche e massoniche. Secondo Patai (1988) e Smith (1963), il frankismo ha influenzato:
- Le società segrete e le massonerie, come la B’nai B’rith, che hanno ereditato i principi iniziatici e antinomisti del sabbatianismo.
- Le élite bancarie, tra cui i Rothschild, Warburg e Sassoon, che hanno operato seguendo strategie di potere compatibili con il modello frankista.
- Il controllo della narrativa culturale, attraverso i media e l’industria dell’intrattenimento, diffondendo un paradigma secolarizzato e nichilista.
- L’infiltrazione nelle religioni, dall’islam al cristianesimo in tutte le sue varianti, con lo scopo di svuotarle della loro dimensione spirituale e tradizionale.
Secondo Zagami (vol. 1-4), il progetto frankista-messianico è ancora in corso, sotto diverse strutture di controllo globale. L’eredità sabbatiana-frankista, quindi, non è relegata alla storia, ma continua ad operare attivamente nelle ideologie moderne, spesso sotto forma di movimenti elitari e occulti. Come affermano Scholem, Idel e Maciejko, il frankismo è sopravvissuto sotto mentite spoglie, infiltrandosi nei gangli vitali della società.
Oggi lo ritroviamo in:
- Il declino dei valori morali e religiosi, promossi come “liberazione”.
- L’ideologia della trasgressione come progresso, che ricalca la dottrina della redenzione attraverso il peccato.
- L’occultismo nei media e nella cultura pop, che diffonde tematiche esoteriche e simboli iniziatici.
Questi elementi suggeriscono che la lotta tra il pensiero tradizionale e le forze di sovversione mistica non sia finita, ma continui sotto nuove forme, adattandosi alle sfide della modernità.
Infatti anche se camminiamo nella carne, non guerreggiamo secondo la carne, perché le armi della nostra guerra non sono carnali, ma potenti in Dio a distruggere le fortezze, affinché distruggiamo le argomentazioni ed ogni altezza che si eleva contro la conoscenza di Dio e rendiamo sottomesso ogni pensiero all’ubbidienza di Cristo (2Co 10:3-5)
Joseph Smith, affiliato a logge massoniche, creò un sistema gerarchico con una casta sacerdotale molto simile a quello delle società segrete frankiste.
Secondo Idel (2000) e Patai (1988) molte delle credenze mormoni, come l’idea di un progresso divino dell’uomo fino a diventare «simile a Dio», provengono dalla tradizione cabalistica lurianica a cui si rifacevano anche i sabbatiani.
11. L’infiltrazione nel pentecostalismo e nel movimento carismatico
Il pentecostalismo, sorto agli inizi del XX secolo, si caratterizza per un’enfasi sulle esperienze mistiche e carismatiche dirette, tra cui glossolalia (parlare in lingue), visioni profetiche, guarigioni miracolose e un contatto diretto con Dio. Questa impostazione lo ha reso estremamente vulnerabile a infiltrazioni esoteriche e antinomiste, poiché privilegia l’esperienza soggettiva rispetto alla stabilità dottrinale e all’ortodossia biblica.
Secondo Maciejko (2011) e Scholem (2008), il pentecostalismo ha subito l’influenza di correnti esoteriche, tra cui elementi cabalistici e messianici riconducibili alla dottrina frankista. Infatti, il pentecostalismo, con la sua struttura fluida e decentralizzata, ha favorito la penetrazione di idee mistico-gnostiche e di un certo spiritualismo sincretico, che ha portato alcune sue correnti ad abbracciare elementi cabalistici in modo inconsapevole.
11.a- L’Influenza della New Apostolic Reformation (NAR)
Negli ultimi decenni, il pentecostalismo ha visto una forte crescita di movimenti come la New Apostolic Reformation (NAR), fondata dal teologo C. Peter Wagner. Questa corrente enfatizza il ruolo di nuovi apostoli e profeti, attribuendo loro un’autorità spirituale paragonabile a quella degli apostoli del Nuovo Testamento se non forse superiore secondo un’interpretazione cabalistica delle parole di Gesù «chi crede in me farà anche egli le opere che faccio io e ne farà di maggiori, perché io me ne vado al Padre» (Gv 14:12). Salvo poi non avere previsto la farsa pandemica del 2020, anzi avere “profetizzato” l’esatto contrario con i soliti messaggi di “prosperità”. La documentazione raccolta è ampia, ma questo è un altro argomento.
Come sottolineano Maciejko (2011) e Idel (2000), questa dottrina è perfettamente allineata con la teologia sabbatiana e frankista, secondo cui la rivelazione divina non si è conclusa con la Bibbia, ma prosegue attraverso leader illuminati che ricevono nuove rivelazioni. Questo concetto riflette l’idea della Torah di Atzilut, una dimensione superiore della rivelazione cabalistica, accessibile solo agli iniziati e destinata a superare la legge tradizionale.
Una delle dottrine chiavi della NAR è il Seven Mountain Mandate, che prevede la conquista dei sette pilastri della società (religione, educazione, economia, media, politica, arti e famiglia) da parte di una élite spirituale. Questo principio ricorda il dominionismo esoterico frankista, che mirava al controllo delle istituzioni religiose e politiche dall’interno per creare un nuovo ordine messianico.
11.b- La dottrina dell’Iper-Grazia: Una modernizzazione dell’antinomismo frankista
Un altro elemento distintivo della penetrazione frankista nel pentecostalismo è la diffusione della dottrina dell’iper-grazia, promossa da predicatori come Joseph Prince e Andrew Farley.
Questa dottrina sostiene che la legge morale non abbia più alcun valore per i credenti, i quali vivono esclusivamente sotto la guida dello Spirito Santo. Secondo Scholem (2008) e Idel (2000), questo concetto richiama direttamente il frankismo, che aboliva la legge religiosa tradizionale per introdurre un nuovo codice basato sull’illuminazione interiore e sulla convinzione che la trasgressione fosse necessaria per la redenzione.
Il metodo retorico utilizzato per diffondere questa dottrina segue una struttura sofistica tipica del sabbatianismo, che accusava di “legalismo” chiunque tentasse di ripristinare la legge mosaica. Allo stesso modo, i predicatori dell’iper-grazia etichettano come “legalisti” coloro che sostengono la validità della legge morale.
Questo principio ricalca l’antinomismo sabbatiano, che vedeva nella trasgressione un atto sacro e redentivo, e che nel pentecostalismo moderno si traduce nel rifiuto della legge divina e nell’enfasi esclusiva sull’esperienza soggettiva e sulla libertà dello Spirito.
11.c- Il culto della musica e la manipolazione emotiva
Uno degli strumenti più potenti utilizzati nel pentecostalismo moderno per influenzare e condizionare i fedeli è la musica ripetitiva, che crea un’atmosfera di trance spirituale.
Secondo gli studi di Zagami (vol. 1-4), molte mega-chiese hanno sostituito la predicazione biblica con lunghi momenti di musica e canti ripetitivi, capaci di indurre stati alterati di coscienza nei fedeli. Questa tecnica è simile a quella utilizzata nelle scuole cabalistiche, dove la recitazione continua di formule sacre serviva a stimolare visioni mistiche e contatti con il mondo spirituale.
Un altro segnale dell’infiltrazione di elementi esoterici è la sostituzione del pulpito con il palcoscenico, trasformando il predicatore in una figura carismatica adorata come un profeta vivente. Questo richiama il culto della personalità tipico del frankismo, che vedeva Jacob Frank come incarnazione della Shekhinah e guida mistica dei suoi seguaci.
11.d- Simbolismi occulti e massonici
Alcuni ricercatori, tra cui Leo Zagami, hanno identificato molti leader pentecostali come appartenenti a circoli esoterici e cripto-ebraici, il che spiegherebbe la diffusione di elementi cabalistici nel movimento carismatico.
Alcuni dei simboli esoterici presenti nei culti pentecostali includono:
- La stella a sei punte (Magen David), spesso collocata sui palchi delle chiese carismatiche, simbolo cabalistico legato all’unione degli opposti.
- Gestualità rituali, come l’uso delle mani in posizioni che richiamano la tradizione esoterica.
- Predicazione basata sulla “parola rivelata”, che sostituisce l’esegesi biblica con interpretazioni mistiche soggettive.
Secondo Scholem (2008), queste caratteristiche ricordano la strategia di infiltrazione frankista, che usava simboli e rituali occulti per influenzare le istituzioni religiose dall’interno.
11.e- Ruolo della CIA, del Mossad e del Sionismo Evangelico
Un aspetto spesso trascurato nell’analisi dell’infiltrazione frankista nel pentecostalismo è il ruolo degli apparati di intelligence e dei gruppi sionisti nel finanziamento e nella diffusione di queste idee.
Secondo Maciejko (2011) e Zagami (vol. 1-4), la crescita esponenziale del pentecostalismo in America Latina, Africa e Asia è stata favorita da ingenti finanziamenti provenienti da circuiti sionisti e da agenzie di intelligence come la CIA e il Mossad. L’obiettivo sarebbe quello di creare un cristianesimo fluido e manipolabile, che favorisca la geopolitica israeliana e l’espansione del dominio spirituale del sionismo evangelico.
Alcune delle strategie utilizzate includono:
- Sostegno economico alle mega-chiese, che propagano un messaggio teologicamente superficiale e fortemente filo-israeliano.
- Promozione dell’escatologia dispensazionalista, che vede il ritorno del Messia legato alla ricostruzione del Terzo Tempio a Gerusalemme.
- Coinvolgimento di predicatori influenti, come John Hagee, che ha apertamente dichiarato che il cristianesimo evangelico deve sostenere incondizionatamente Israele.
Conclusione
Come dimostrano gli studi di Scholem, Idel, Maciejko e Zagami, il frankismo non è stato solo un’eresia ebraica, ma un movimento di sovversione teologica che ha alterato, e continua ad alterare, profondamente le Chiese cristiane.
- Nel pentecostalismo, ha introdotto l’antinomismo, l’enfasi sulle rivelazioni dirette e la manipolazione attraverso la musica e il culto della personalità.
- Ha favorito l’espansione di un cristianesimo esoterico e sincretico, modellato su principi cabalistici.
- L’infiltrazione non è casuale, ma segue un piano strategico finalizzato alla preparazione di un ordine spirituale messianico.
Questo processo continua ancora oggi sotto nuove forme, con lo scopo ultimo di plasmare la teologia cristiana in funzione di un’agenda messianico-esoterica.
L’ermeneutica pentecostale si distingue per un approccio fortemente esperienziale e allegorico ai testi sacri, ponendosi spesso in netto contrasto con i metodi tradizionali dell’esegesi biblica storico-grammaticale. Quest’ultima, fondata su un’analisi rigorosa del contesto storico, culturale e linguistico della Scrittura, mira a un’interpretazione oggettiva e coerente del testo sacro. Il pentecostalismo, in particolare nella sua declinazione neopentecostale, si allontana da tale impostazione, privilegiando una lettura carismaticista e soggettiva, fondata su un’asserita illuminazione diretta dello Spirito Santo, che sovente prescinde dalle metodologie esegetiche consolidate.
Se da un lato questa impostazione viene presentata come una forma di lettura ispirata, dall’altro conduce inevitabilmente a una destrutturazione della Scrittura, dissolvendone il carattere normativo e aprendo le porte a un relativismo esegetico che rischia di sovvertire il senso originario del testo. In tal modo, la Scrittura non è più un codice divinamente rivelato e oggettivo, ma diviene uno strumento plastico, piegato alla soggettività del lettore e alla mutevolezza delle esperienze personali.
L’insofferenza verso un’esegesi fondata sullo studio approfondito delle Sacre Scritture e delle lingue bibliche è un tratto distintivo di gran parte del circuito pentecostale contemporaneo. Emblematico è il caso in cui, nel mio percorso all’interno di tale ambiente, la mia passione per la filologia biblica e l’analisi esegetica rigorosa fu accolta con aperta diffidenza, al punto che persino Francesco Toppi, presidente delle Assemblee di Dio in Italia (1977-2007), di fronte alla mia determinazione nello studio, mi consigliò di proseguirlo in segreto, come se la ricerca scritturale costituisse un elemento sovversivo anziché una necessità teologica imprescindibile. “Scientia est lux”, eppure, nel contesto pentecostale, la luce dello studio sembra talvolta temuta più delle ombre dell’ignoranza.
1.a- L’approccio allegorico e mistico nel pentecostalismo
L’approccio allegorico del pentecostalismo è simile a quello riscontrato nei movimenti mistici e gnostici, ove il senso letterale della Scrittura è considerato secondario rispetto a un significato più profondo ed esoterico riservato agli iniziati. Questo si manifesta chiaramente nelle predicazioni pentecostali, in cui i versetti biblici vengono estrapolati dal loro contesto originale per assumere significati spiritualizzati e applicabili a situazioni soggettive che nulla hanno a che fare con il contesto.
Nel suo studio sulle chiese neopentecostali in Africa, Moses (2022) evidenzia come i predicatori pentecostali utilizzino la Bibbia non come un testo normativo, ma come una raccolta di simboli e archetipi, i cui significati sono aperti a continue reinterpretazioni. Questo approccio è simile a quello riscontrato nel Tikkunei Zohar, uno dei testi fondamentali della Cabala lurianica, ove ogni parola della Torah può assumere fino a settanta significati diversi, a seconda del livello di rivelazione spirituale (Scholem, 1973).
Questa tendenza ha portato molti predicatori pentecostali a trascurare l’importanza del contesto storico e grammaticale nella lettura della Bibbia, sostituendolo con un’interpretazione soggettiva basata sulle proprie esperienze spirituali. Il rischio è quello di creare una teologia fluida, in cui la Scrittura perde la sua oggettività e diventa uno strumento per legittimare ogni tipo di esperienza mistica o rivelazione personale.
Scriptura sacra locum habet supra omnem auctoritatem humanam, eppure, nell’ermeneutica pentecostale, la Bibbia viene destrutturata, assumendo una plasticità funzionale alle personali intuizioni del predicatore di turno.
1.b- Il confronto con l’ermeneutica cabalistica e frankista
Secondo Scholem (2008), l’ermeneutica cabalistica si basa sul principio che il vero significato della Scrittura non è immediatamente accessibile, ma può essere scoperto solo attraverso la meditazione mistica e le tecniche di decodifica esoterica, come la Ghematria. Questo approccio, secondo Maciejko (2011), è stato adottato anche dai frankisti, che giustificavano le loro dottrine sovversive reinterpretando in chiave mistica e gnostica il testo biblico.
Nel contesto pentecostale, questo metodo si manifesta nella dottrina della rivelazione progressiva, secondo cui la Scrittura può essere reinterpretata alla luce delle nuove rivelazioni dello Spirito Santo. Questo principio porta alla creazione di un sistema dottrinale aperto e mutevole, in cui non esiste una verità oggettiva, ma solo esperienze mistiche individuali.
Il pericolo di questo metodo interpretativo è che chiunque possa legittimare dottrine eretiche e antinomiste, giustificandole con una presunta illuminazione divina. Questo fenomeno è identico al metodo frankista, che reinterpretava la Torah per giustificare l’abolizione della legge morale.
1.c- L’assenza di criteri esegetici rigorosi e il relativismo dottrinale
Uno dei problemi più insidiosi dell’ermeneutica pentecostale risiede nella sua assenza di criteri oggettivi per determinare l’interpretazione corretta della Scrittura, aprendo la strada a un relativismo teologico in cui ogni esegesi viene considerata legittima purché sostenuta da un’asserita autorità spirituale percepita. Questo approccio, lungi dal promuovere una reale comprensione del testo sacro, conduce a un soggettivismo esegetico, in cui la Bibbia non è più un corpus normativo immutabile, contrariamente a quanto scrivono negli articoli di fede, bensì un pretesto per proiezioni personali e interpretazioni estemporanee.
Nonostante l’esistenza di Istituti Biblici e, ancor più problematicamente, di pseudo-Facoltà Teologiche, l’ambiente pentecostale si mostra spesso ostile a uno studio serio, filologico e contestuale della Scrittura. La mia stessa esperienza ne è una testimonianza emblematica: per approfondire lo studio accademico delle lingue antiche, incluse quelle bibliche, mi è stato necessario procedere in segreto, consapevole che una ricerca scientifica e metodologica non era ben accolta in tali ambienti. Nonostante il mio riserbo, alcune indiscrezioni trapelarono, suscitando ostilità e resistenze, sino a sfociare in una vera e propria persecuzione. Questo rifiuto dell’indagine esegetica rigorosa, particolarmente evidente nel pentecostalismo americano, ha condotto a una lettura arbitraria e priva di fondamento contestuale, dove ogni predicatore si sente autorizzato a estrapolare significati nuovi e personali, slegati dalla coerenza testuale e dalla tradizione esegetica.
Le conseguenze di questa impostazione sono evidenti nella proliferazione di false dottrine, particolarmente diffuse in ambito neopentecostale, dove l’interpretazione biblica ha progressivamente smarrito ogni vincolo con il testo sacro, dando origine a sistemi dottrinali fluidi e autoreferenziali, tra cui:
- Il Vangelo della prosperità, che riduce la Bibbia a un manuale di arricchimento personale, svuotando il messaggio evangelico della sua essenza spirituale e trasformandolo in una mera giustificazione della cupidigia.
- L’iper-grazia, che nega la necessità della santificazione e dell’obbedienza alla legge divina, sovvertendo la dottrina paolina della grazia con un antinomismo mascherato da libertà spirituale.
- Le rivelazioni soggettive, in cui l’esperienza personale e l’intuizione carismaticistica prendono il posto della Scrittura come unica fonte di verità, relegando il testo sacro a un ruolo secondario e adattabile ai bisogni del momento.
Questo approccio, in ultima analisi, non porta a una maggiore comprensione delle Scritture, ma ne dissolve l’autorità, trasformandole in un’eco delle volontà umane anziché in un’epifania della verità divina. “Falsus in uno, falsus in omnibus”—se si permette un’alterazione della Scrittura in un punto, l’intero edificio dottrinale si sgretola, lasciando il credente privo di una guida sicura e in balìa di interpretazioni arbitrarie e mutevoli.
1.d- Conseguenze dell’ermeneutica pentecostale sulla teologia
L’approccio ermeneutico pentecostale ha avuto un impatto devastante sulla teologia cristiana, portando a una perdita della coerenza dottrinale e alla diffusione di un cristianesimo emotivo e spettacolarizzato.
L’assenza di un’ermeneutica coerente ha creato un ambiente in cui ogni predicatore può sviluppare la propria dottrina, senza alcun riferimento alla tradizione cristiana. Questo ha prodotto un cristianesimo individualista e frammentato, in cui ogni credente è libero di interpretare la Bibbia secondo la propria esperienza spirituale.
Come insegna la Scrittura, modicum fermentum totam massam corrumpit—«un po’ di lievito corrompe tutta la pasta» (1 Co 5:6; Ga 5:9). Un solo elemento spurio introdotto nell’interpretazione biblica può corrompere l’intero corpus dottrinale, portando alla diffusione di eresie e sincretismi teologici.
Insomma, l’ermeneutica pentecostale, con la sua enfasi sulla rivelazione diretta e sull’interpretazione mistica della Bibbia, si avvicina pericolosamente ai metodi esoterici e cabalistici che vedono nelle Scritture un testo aperto a continue reinterpretazioni. Secondo Scholem (2008) e Maciejko (2011), questa tendenza è simile a quella osservata nel frankismo, che reinterpretava la Torah per legittimare dottrine sovversive. Nel contesto pentecostale, questo fenomeno ha portato alla dissoluzione dell’ortodossia cristiana e alla creazione di un cristianesimo fluido e sincretico, in cui la verità è determinata dall’esperienza soggettiva piuttosto che dalla rivelazione scritturale.
Nel pensiero cabalistico e frankista, la Torah non viene interpretata in senso letterale e statico, bensì attraverso un sistema di rivelazione progressiva, per cui il significato profondo del testo sacro viene svelato gradualmente ai soli iniziati (Scholem, 1973). In questa prospettiva, la Scrittura non è un corpus immutabile, bensì un testo dinamico, il cui senso autentico può essere reinterpretato e ridefinito nel tempo, in base alle necessità del momento.
Il frankismo, ereditando la teologia sabbatiana, considerava la Scrittura non come una rivelazione definitiva, ma come un codice fluido, soggetto a reinterpretazioni mistiche e nuove rivelazioni, fino al punto di giustificare pratiche apertamente antinomiste. Questo concetto trova un’eco sorprendente nella dottrina pentecostale della “Parola Rivelata”, secondo cui la Bibbia non può essere intesa staticamente, ma deve essere costantemente reinterpretata alla luce delle nuove esperienze dello Spirito Santo. In questo contesto si sviluppa nella teologia pentecostale moderna, la distinzione tra la Bibbia scritta (logos) e la rivelazione spirituale personale (rhema). Secondo questa concezione, il logos rappresenta la parola di Dio codificata e accessibile a tutti, mentre il rhema è la parola dinamica e vivente, ricevuta direttamente dallo Spirito Santo e riservata a coloro che sono “sensibili alla rivelazione”. Questo dualismo, sebbene presentato come un’ulteriore manifestazione della guida divina, introduce un’autorità parallela alla Scrittura, destabilizzandone la funzione normativa.
Il pericolo insito in tale impostazione è evidente: basta introdurre una fonte di rivelazione parallela per corrompere l’intero impianto dottrinale. Se il rhema diviene superiore al logos, il testo biblico cessa di essere l’unica fonte di verità, e ogni leader carismatico può introdurre dottrine innovative, svincolate da qualsiasi fondamento scritturale solido. Tale dinamica si riscontra nel pensiero cabalistico e nelle pratiche frankiste, in cui la reinterpretazione esoterica della Torah portò alla dissoluzione dei principi normativi e al sovvertimento della legge mosaica.
Questa tendenza teologica non è nuova nella storia del pensiero religioso. La distinzione tra una conoscenza accessibile a tutti e una sapienza segreta riservata agli illuminati è un elemento tipico dello gnosticismo antico, secondo cui la vera rivelazione non si trova nei testi sacri, ma viene trasmessa per via mistica agli iniziati. Analogamente, nel neopentecostalismo, la ricerca di “nuove rivelazioni” si configura come una deriva esoterica, dove il messaggio evangelico non è più il depositum fidei immutabile, ma un insieme di verità flessibili, continuamente riformulate in base all’esperienza soggettiva.
L’errore fondamentale di entrambe le dottrine, tanto quella frankista quanto quella neopentecostale, risiede nella volontà di subordinare il testo sacro all’esperienza mistica. Se la Scrittura è fluida e aperta a reinterpretazioni continue, essa perde ogni valore normativo, diventando un pretesto per legittimare qualsiasi pratica o dottrina, persino la più immorale.
Nel caso del frankismo, questo processo portò alla giustificazione della trasgressione come via di redenzione; nel neopentecostalismo, ha prodotto una molteplicità di dottrine aberranti.
La storia della teologia dimostra che ogni tentativo di svincolare la rivelazione divina dalla Scrittura conduce all’errore e alla degenerazione dottrinale. “Fides ex auditu, auditus autem per verbum Christi” (Rm 10,17): la fede nasce dall’ascolto, e l’ascolto dalla Parola di Cristo, non da una continua ricerca di rivelazioni soggettive che finiscono per sostituire il fondamento scritturale.
Se il logos viene relegato a un ruolo secondario rispetto al rhema, la verità rivelata diviene fluida, mutevole e dipendente dalle suggestioni individuali. Così, mentre la Bibbia cessa di essere la pietra angolare della fede, l’autorità dei predicatori carismatici cresce senza freni, generando un sistema in cui l’esperienza personale prende il posto della dottrina.
3. La propagazione delle dottrine esoteriche
Il neopentecostalismo ha assorbito nel tempo elementi provenienti da tradizioni esoteriche e cabalistiche, creando una teologia che, pur formalmente cristiana, integra concetti estranei alla tradizione biblica. La diffusione di dottrine basate su esperienze mistiche, simbolismi occulti e pratiche rituali mostra affinità sorprendenti con la Cabala lurianica e il pensiero sabbatiano-frankista, dove la reinterpretazione della Scrittura e l’accesso a una conoscenza segreta giocano un ruolo centrale (Scholem, 2008).
Secondo Podolecka & Nthoi (2021), il neopentecostalismo globale ha manifestato tendenze sincretiche con il misticismo ebraico e l’esoterismo occidentale, in particolare attraverso il movimento della Nuova Apostolic Reformation (NAR) e le dottrine legate alla teologia della prosperità. Questo processo non è casuale, ma il risultato di un’evoluzione dottrinale che porta il pentecostalismo verso un sistema religioso più fluido e mistico, analogamente a ciò che avvenne con l’influenza cabalistica sul giudaismo ortodosso.
3.a- Il sincretismo pentecostale e la reinterpretazione esoterica della Bibbia
Uno dei principi fondamentali della Cabala è che la Torah contenga strati di significato nascosti, accessibili solo attraverso un’interpretazione mistica avanzata. Secondo Hanegraaff (2014), questa metodologia ermeneutica ha influenzato il pentecostalismo moderno, dove la Bibbia non è più letta secondo il contesto storico-grammaticale, ma attraverso esperienze spirituali soggettive e continue rivelazioni personali (Hanegraaff, 2014).
Secondo Lewis & Meltzer (1992), il neopentecostalismo contemporaneo utilizza pratiche che richiamano la tradizione esoterica e cabalistica:
- L’uso della numerologia biblica → Il tentativo di trovare significati nascosti nei numeri della Bibbia, un metodo analogo alla Ghematria cabalistica.
- La manipolazione del linguaggio → La convinzione che le parole abbiano un potere performativo (Word of Faith Movement), concetto simile alla creazione cabalistica attraverso il linguaggio sacro (Podolecka & Nthoi, 2021). Tra i pentecostali è facile ascoltare sermoni e insegnamenti avente come titolo «la parola crea».
- La pratica delle dichiarazioni profetiche → L’idea che pronunciando specifiche parole si possa cambiare la realtà spirituale, una reinterpretazione cristiana della dottrina cabalistica del Tikkun Olam, ovvero la correzione del mondo tramite l’azione spirituale (Huss, 2007).
Questi elementi mostrano come il pentecostalismo abbia assorbito tecniche di manipolazione spirituale proprie del misticismo cabalistico, allontanandosi sempre più da un’interpretazione oggettiva e sistematica della Scrittura.
3.b- Il culto della musica e gli stati alterati di coscienza
Un altro aspetto fondamentale che lega il neopentecostalismo all’esoterismo cabalistico è l’uso della musica e dei ritmi ripetitivi per indurre stati alterati di coscienza.
Molte chiese neopentecostali hanno sostituito la predicazione biblica sistematica con lunghi momenti di quella che essi chiamano “adorazione” musicale che servono a creare un’atmosfera di trance collettiva. Mutamento che si evince dalla palese sostituzione del «pulpito» con il «palco». Questo fenomeno è analogo alle pratiche mistiche della Cabala estatica, in cui i cabalisti utilizzavano ripetizioni di preghiere e canti sacri per raggiungere stati alterati di coscienza e accedere a rivelazioni superiori.
Secondo Huss (2007), il pentecostalismo ha adottato tecniche di induzione mistica simili a quelle della Cabala estatica, in particolare:
- Ripetizione ossessiva di parole e frasi sacre (simile alla meditazione cabalistica).
- Musica con ritmi ipnotici che creano esperienze estatiche.
- Esaltazione emozionale collettiva che porta a fenomeni di glossolalia e visioni profetiche, esperienze comuni anche nelle scuole cabalistiche medievali.
Queste pratiche, come evidenzia Bebergal (2015), non sono specifiche del cristianesimo, ma derivano da una tradizione esoterica più ampia che include il misticismo cabalistico, lo sciamanesimo e le tecniche di estasi rituale.
3.c- L’enfasi sulla prosperità e la risonanza con la dottrina esoterica del successo
Un altro punto di convergenza tra il neopentecostalismo e la cabala lurianica è la dottrina della prosperità, che sostiene che la fede e le parole pronunciate possano influenzare la realtà materiale e garantire benedizioni finanziarie e successo personale.
La teologia della prosperità si basa sulla credenza che le parole abbiano un potere creativo e che il credente possa modellare la propria realtà attraverso dichiarazioni di fede e pensiero positivo . Questo concetto è identico alla dottrina cabalistica del pensiero creativo, che insegna che l’energia mentale e spirituale può plasmare la materia e determinare il destino di un individuo.
Questa correlazione è stata studiata da Hanegraaff (2014), che osserva come la teologia della prosperità nel neopentecostalismo sia strettamente legata alle idee del New Thought e del misticismo cabalistico, il quale afferma che il potere spirituale può essere utilizzato per ottenere ricchezza e successo terreno.
Il potere della parola e del pensiero positivo nel pentecostalismo ricalca fedelmente il concetto cabalistico di creazione attraverso il linguaggio sacro
3.d- Riflessioni conclusive
Alla luce delle evidenze analizzate, il neopentecostalismo si presenta come una rielaborazione cristiana di principi esoterici e cabalistici, integrando elementi che lo allontanano sempre più da una teologia basata esclusivamente sulla Bibbia.
- L’interpretazione mistica e numerologica della Bibbia ricalca i metodi della Ghematria cabalistica.
- L’uso della musica per indurre stati alterati di coscienza richiama le pratiche estatiche della Cabala lurianica.
- La teologia della prosperità si basa su principi esoterici di manipolazione della realtà attraverso la parola.
Come evidenziano Scholem (2008) e Maciejko (2011), il frankismo e la cabala hanno introdotto un modello di spiritualità in cui la verità è fluida, progressiva e soggettiva, proprio come avviene nel neopentecostalismo.
Questa progressiva assimilazione di elementi mistici ed esoterici suggerisce che il pentecostalismo moderno non sia semplicemente una forma radicalizzata di cristianesimo, ma una piattaforma per la diffusione di una spiritualità sincretica, modellata su principi cabalistici e gnostici.
4. Il linguaggio esoterico e la glossolalia
Nel pentecostalismo il linguaggio esoterico e la glossolalia (parlare in lingue) sono due elementi centrali che evidenziano affinità con il misticismo cabalistico. Così come Jacob Frank e i suoi seguaci utilizzavano un linguaggio criptico per trasmettere dottrine esoteriche ai soli iniziati, anche i predicatori pentecostali adottano un gergo simbolico e iniziatico per comunicare verità spirituali che si presume siano comprensibili solo a coloro che hanno ricevuto una speciale illuminazione.
Nel pentecostalismo contemporaneo si è sviluppata una terminologia esclusiva, che include concetti come «codici nascosti nella Scrittura», «chiavi profetiche», «attivazioni spirituali», che permetterebbero ai credenti di accedere a livelli superiori di comprensione spirituale. Questa dinamica richiama il metodo ermeneutico del sod cabalistico, il livello più alto dell’interpretazione ebraica, riservato agli iniziati (Scholem, 2008).
4.a- Il concetto di «gnosi rivelata»
Qui mi riallaccio a quanto espresso prima con l’idea diffusa nel pentecostalismo della «parola rivelata» che concide perfattamente con la «gnosi rivelata» alle modalità con cui le scuole esoteriche tramandano il sapere iniziatico.
Secondo Keane (2004), i predicatori pentecostali non trasmettono semplicemente insegnamenti basati sulla Bibbia, ma rivelazioni spirituali personali, che spesso includono concetti estranei alla teologia cristiana tradizionale. Questo approccio si avvicina pericolosamente al metodo cabalistico della Ghematria, in cui le parole della Torah vengono decifrate attraverso calcoli numerici ed equivalenze mistiche per ottenere una rivelazione superiore (Scholem, 1973).
Nel pentecostalismo, predicatori come Benny Hinn e Kenneth Copeland parlano di «attivazioni spirituali», che consentirebbero ai credenti di sbloccare poteri soprannaturali, analogamente a quanto avviene nella Cabala lurianica, in cui la meditazione sulle lettere ebraiche viene utilizzata per canalizzare energie divine.
L’idea che alcune parole abbiano un potere mistico capace di trasformare la realtà è centrale sia nel pentecostalismo che nella tradizione cabalistica
4.b- Glossolalia e linguaggio angelico
Un aspetto ancora più evidente della convergenza tra pentecostalismo e cabala è la pratica della glossolalia. Nei circoli carismatici e pentecostali, il parlare in lingue viene spesso associato alla comunicazione con Dio e con gli angeli, concetto che ricorda le tecniche cabalistiche per ricevere rivelazioni mistiche attraverso suoni e lettere sacre.
Nella tradizione cabalistica, il linguaggio angelico viene utilizzato per canalizzare energie spirituali e accedere a livelli superiori di comprensione divina (Scholem, 1973). Secondo Lehmann (1998), la glossolalia pentecostale presenta paralleli inquietanti con le pratiche esoteriche, in particolare:
- Il ricorso a suoni privi di significato razionale, esattamente come nelle meditazioni cabalistiche.
- L’idea che il linguaggio misterioso abbia un potere spirituale intrinseco, proprio come nella teologia cabalistica.
- La convinzione che determinate parole abbiano una funzione mistica o iniziatica, come accade nel metodo della notarikon cabalistico, che scompone le lettere ebraiche per rivelare significati occulti (Scholem, 2008).
Nel neopentecostalismo, la glossolalia è spesso più una pratica rituale e iniziatica che una reale manifestazione del dono dello Spirito Santo.
Secondo Glik (1988), nelle chiese carismatiche l’uso della glossolalia è spesso più legato a fenomeni psicologici e sociologici che a una vera esperienza spirituale come emerge dal Nuovo Testsmento, e in alcuni contesti assume una funzione di stato alterato di coscienza, come nelle tradizioni mistiche e sciamaniche. Analisi che condivido in virtù della mia esperienza in questo ambiente.
4.3 Manipolazione psicologica e rituali esoterici
Un altro aspetto poco discusso, ma estremamente rilevante, è l’uso manipolativo della glossolalia nelle chiese pentecostali, che in alcuni casi assume connotazioni simili ai rituali di iniziazione delle società segrete e delle correnti gnostiche.
Secondo Thompson (2003), la glossolalia non è sempre un fenomeno spontaneo, ma viene indotta attraverso tecniche specifiche, come:
- Ripetizione ipnotica di frasi e suoni (esattamente come nelle pratiche cabalistiche).
- Uso di musica ritmica e ripetitiva per creare un’atmosfera emotivamente intensa.
- Suggestione collettiva che porta le persone a imitare gli altri.
Questi elementi sono comuni nei rituali esoterici e nelle cerimonie cabalistiche, dove i partecipanti vengono guidati in un’esperienza di trance e connessione con il divino.
Secondo Brown (2012), la glossolalia pentecostale è una versione modernizzata delle pratiche esoteriche di comunicazione mistica, ed è spesso più legata a fenomeni psicologici e indotti che a una reale manifestazione spirituale.
5. L’iper-grazia: l’antinomismo sabbatiano-frankista nel neopentecostalismo
La dottrina dell’iper-grazia, emersa nel contesto pentecostale contemporaneo rappresenta una reinterpretazione moderna dell’antinomismo, la convinzione secondo cui la legge morale non è più vincolante per i credenti. Questa idea, che ha radici nel sabbatianismo e nel frankismo, rifiuta la necessità della santificazione e della vita etica, favorendo una spiritualità fluida e priva di riferimenti dottrinali oggettivi.
5.a- Il rifiuto della legge morale e il parallelismo con l’antinomismo frankista
Abbiamo già visto che il sabbatianismo insegnava che la trasgressione della legge non solo era lecita, ma necessaria per completare la redenzione. Questa idea fu portata all’estremo dal frankismo, che abolì ogni vincolo morale, affermando che i veri illuminati dovevano superare le restrizioni della Legge mosaica.
Questa dottrina trova un diretto parallelo nella teologia dell’iper-grazia, promossa da predicatori come Joseph Prince e ripresa in Italia da presunti Apostoli come L. Porrello, V. Incontro e battitori liberi come tale Walter Biancalana, i quali affermano che la grazia copre ogni peccato passato, presente e futuro, senza bisogno di pentimento o trasformazione morale. Secondo Hanegraaff (2014), questa dottrina elimina ogni senso di responsabilità morale, portando a un cristianesimo in cui il peccato non ha più conseguenze (Hanegraaff, 2014).
Retoulas (2022) osserva che nel neopentecostalismo radicale l’iper-grazia è strutturata in modo da separare la grazia dalla morale, creando un sistema teologico in cui l’obbedienza non è più necessaria per la crescita spirituale. Questo modello è paragonabile all’antinomismo frankista, che affermava che gli illuminati erano esentati dalle restrizioni morali comuni.
Stern (1976) analizza il fenomeno dell’antinomismo religioso, notando che il frankismo ha prodotto un sistema in cui gli iniziati potevano trasgredire la legge senza conseguenze, un concetto che trova un parallelismo evidente nell’iper-grazia pentecostale, dove la morale diventa irrilevante per la vita spirituale.
5.b- La giustificazione del peccato attraverso la grazia esoterica
Keane (2004) e Podolecka & Nthoi (2021) osservano che nel neopentecostalismo la grazia viene trasformata in un principio mistico, in cui il peccato non ha più alcuna conseguenza morale o spirituale, creando una nuova classe di “illuminati” (o «fulminati») esenti da ogni giudizio.
Fanning III (2020) evidenzia che questa dottrina ha prodotto una teologia della licenza, in cui la fede è separata dalla morale, proprio come nel frankismo, dove solo gli iniziati erano esentati dalle leggi morali e religiose.
De facto la teologia dell’iper-grazia elimina ogni necessità di trasformazione interiore, rendendo la fede un concetto astratto privo di conseguenze pratiche sulla vita del credente.
L’iper-grazia pentecostale ripropone il modello dell’antinomismo frankista, annullando ogni distinzione tra grazia e responsabilità morale. Stiamo parlando di una dottrina che nasce all’interno del pensiero cabalistico e sabbatiano, in cui la legge viene sostituita da una spiritualità esoterica e mistica, riservata solo a pochi illuminati.
6. La casta degli Apostoli e dei Profeti
Ho già accennato al Movimento Apostolico e Profetico (New Apostolic Reformation, NAR) che si distingue per la promozione di una struttura gerarchica di potere spirituale. In tale sistema, sedicenti apostoli e profeti affermano di ricevere rivelazioni dirette da Dio, frequentemente in contrasto con la dottrina tradizionale e l’ermeneutica biblica consolidata.
Ne consegue che i loro sermoni e insegnamenti non derivano più da un’esegesi rigorosa delle Scritture, bensì vengono presentati quasi come oracoli divini, sganciati da ogni vincolo di contestualizzazione e di analisi testuale. Tale approccio eleva la parola dei “santoni” pentecostali al di sopra del testo biblico stesso, trasformando l’autorità ecclesiastica in un veicolo di rivelazioni extrabibliche, sottratte a ogni possibilità di scrutinio o contestazione teologica. Essi stessi dichiarano che gli insegnamenti che diffondono non sono riflessioni tratte dalle Scritture ma vengono pubblicizzate come «ISTRUZIONI DAL CIELO».
A tal punto sorge un interrogativo cruciale: chi oserebbe opporsi a un insegnamento che, secondo i suoi promulgatori, proviene direttamente dal Cielo? Se ogni affermazione dei sedicenti apostoli è presentata non come interpretazione delle Scritture, ma come messaggio immediato e infallibile da parte di Dio, allora ogni dubbio, ogni confronto critico, ogni esercizio di discernimento diviene superfluo, se non addirittura blasfemo. “Qui potest loqui contra Deum?” – chi può osare parlare contro Dio?
Questa sacralizzazione incontestabile della parola dei leader carismatici costituisce un elemento di forte affinità con i modelli esoterici e gnostici, in cui la conoscenza divina è riservata a una ristretta élite di illuminati, preposta a guidare le masse con rivelazioni arcane, accessibili solo a pochi eletti. Analogamente, nel frankismo e nel sabbatianismo, il sapere spirituale era riservato ai soli iniziati, mentre i fedeli ordinari erano considerati incapaci di comprendere le profondità mistiche della rivelazione.
L’esito di tale concezione è l’instaurarsi di un culto della personalità, in cui il profeta o l’apostolo si pone non come interprete della Parola, ma come mediatore diretto tra Dio e l’umanità, avocando a sé un’autorità superiore a qualsiasi analisi scritturale. Ne deriva un annullamento del libero esame delle Scritture, poiché ogni dottrina viene imposta ex auctoritate, rendendo vano il confronto teologico e trasformando il ministero cristiano in una forma di ierocrazia assoluta.
6.a- Il modello gnostico-frankista dell’élite spirituale
Scholem (2008) mette in luce come il sabbatianismo e il frankismo abbiano dato origine a una gerarchia segreta di illuminati, una casta ristretta che si arrogava il diritto di possedere una conoscenza superiore, preclusa alle masse e riservata esclusivamente agli iniziati. Tale modello elitario, in cui la verità spirituale è vincolata a un ristretto circolo esoterico, non è solo un retaggio delle correnti mistiche ebraiche, ma si ripropone oggi, in forma modernizzata, all’interno del Movimento Apostolico e Profetico (NAR).
Questa struttura, presentata come una restaurazione dell’autorità apostolica, ricalca in realtà le medesime dinamiche del pensiero gnostico e frankista, in cui gli illuminati si autoproclamano unici detentori della rivelazione divina, lasciando i credenti comuni in una posizione di subordinazione intellettuale e spirituale. Nell’odierno neopentecostalismo, gli apostoli e i profeti del XXI secolo non si limitano più a fungere da guide spirituali, ma assumono il ruolo di oracoli supremi, ponendosi al centro di una narrazione teologica che li trasforma in figure quasi sacrali, dotate di un’autorità inappellabile.
Se nell’antico sabbatianismo i leader religiosi erano i depositari esclusivi del mistero della redenzione, nel NAR moderno questi autoproclamati apostoli e profeti si atteggiano a showman, facendo della propria funzione profetica non un ministero, ma una performance, in cui il consenso e l’acclamazione dei fedeli diventano parte integrante del loro carisma. Essi non solo richiedono un’obbedienza assoluta, ma si fanno oggetto di celebrazione, trasformando le assemblee in spettacoli teatrali, dove i credenti sono chiamati ad applaudire incessantemente e a sottomettersi senza riserve, poiché si ritiene che essi detengano il monopolio della volontà divina.
Retoulas (2022) sottolinea come nel neopentecostalismo gli apostoli e i profeti vengano presentati come gli unici interpreti autentici della verità spirituale, in un modello che riproduce fedelmente le élites esoteriche frankiste, nelle quali solo gli iniziati avevano accesso ai misteri più profondi. Questa costruzione gerarchica non è estranea alle tradizioni esoteriche, in cui il sapere non è accessibile a tutti, ma viene custodito da una cerchia di eletti, i quali stabiliscono arbitrariamente i confini tra ortodossia ed eresia.
Così, nell’universo neopentecostale, il credente ordinario non è più chiamato a esaminare le Scritture, ma a seguire ciecamente i dettami di questi autoproclamati portavoce di Dio. “Fides non est nisi per revelationem”, poiché la fede, anziché fondarsi sulla Rivelazione già compiuta, diviene una costruzione progressiva, soggetta ai decreti di coloro che pretendono di ricevere messaggi diretti dal Cielo.
Il culto della personalità che circonda questi leader non è una peculiarità del cristianesimo storico, ma una diretta eredità delle correnti esoteriche che hanno sempre visto nella figura dell’iniziato un ponte tra il divino e l’umano. Così, anche nel Movimento Apostolico e Profetico (NAR), gli “unti dell’Eterno” si pongono al di sopra della Scrittura stessa, diventando autonomi legislatori della fede, in un processo che svuota il cristianesimo della sua dimensione dottrinale per sostituirla con un sistema iniziatico fondato su rivelazioni extra-bibliche e sulla cieca sottomissione dei fedeli.
6.b- Il fallimento delle profezie e la manipolazione psicologica
Thompson (2003) esamina con acume critico il fallimento sistematico e reiterato delle profezie dei moderni Apostoli e Profeti, sottolineando come tale inadempienza non intacchi minimamente la loro credibilità presso i fedeli, i quali, lungi dall’abbandonare i loro leader spirituali, continuano a riporre cieca fiducia nelle loro parole. Tale paradosso si spiega attraverso raffinate dinamiche di manipolazione psicologica, che trasformano ogni errore in un’occasione per rafforzare il potere dell’élite profetica, mantenendo il controllo sulla comunità mediante un processo di riformulazione del fallimento.
Emblematico è il caso delle profezie pronunciate nel 2019 in merito all’anno successivo: predizioni di prosperità e benedizioni finanziarie, che si sarebbero riversate sulle chiese e sui loro leader, dominate da un enfatico ottimismo millenaristico. Eppure, mentre questi stessi profeti annunciavano un’era di espansione e abbondanza, il mondo si avviava verso uno degli eventi più destabilizzanti della storia contemporanea: la pandemia del 2020 e il conseguente lockdown globale, che avrebbe portato non a una crescita esponenziale delle comunità pentecostali, bensì a una drastica riduzione delle attività ecclesiastiche e delle risorse economiche ad esse connesse.
Keane (2004) evidenzia con lucidità come nessuno degli apostoli e profeti del NAR abbia previsto la pandemia del 2020, nonostante le loro affermazioni di ricevere rivelazioni costanti e dettagliate da parte di Dio. Al contrario, nel 2019, questi stessi leader avevano profetizzato grandi risvegli spirituali e una prosperità senza precedenti, salvo poi essere clamorosamente smentiti dalla realtà storica.
Podolecka & Nthoi (2021) analizzano il meccanismo attraverso cui questi errori vengono riformulati all’interno di una narrativa teologica che li giustifica, anziché invalidarli. Ogni fallimento profetico viene reinterpretato come parte di una rivelazione progressiva, secondo una logica che ricorda da vicino la dinamica delle sètte frankiste, in cui le profezie non realizzate non venivano mai riconosciute come errate, ma ridefinite come tappe di un processo più ampio di illuminazione spirituale.
In questo contesto, la credibilità dell’élite profetica non dipende più dalla verifica empirica delle sue predizioni, bensì dalla capacità di controllare la percezione dei propri seguaci, trasformando il fallimento in una prova di fedeltà. “Qui vult decipi, decipiatur” – chi vuole essere ingannato, sia ingannato. La manipolazione psicologica diviene così la colonna portante di un sistema in cui il dubbio è demonizzato e l’obbedienza cieca è elevata a virtù suprema.
Insomma, riassumendo, il Movimento Apostolico e Profetico è una riproposizione moderna delle sètte esoteriche frankiste, in cui una ristretta élite di leader spirituali detiene il controllo delle rivelazioni divine, escludendo i fedeli comuni dalla comprensione della verità. Questa gerarchia non ha alcun fondamento biblico e richiama le pratiche delle società segrete e delle scuole esoteriche, in cui il potere religioso si basa sulla manipolazione delle masse attraverso presunte conoscenze segrete.
Molto interessante, grazie!